Mucche senz’acqua, allarme in alpeggio: «Fate qualcosa, altrimenti moriranno»

Emergenza Le vasche sono all’asciutto. Protezione civile arrivata con autobotti, ma non basta. Il sindaco: «Unica soluzione è riportarle in stalla» ma gli allevatori sono scettici: «È un costo insostenibile»

Mucche senz’acqua, allarme in alpeggio: «Fate qualcosa, altrimenti moriranno»
Le mucche si sono dissetate grazie alla Protezione civile
(Foto di Bartesaghi)

Vacche senz’acqua a Sormano, Caglio e Rezzago: la siccità mette in difficoltà gli allevatori che si trovano in una situazione che pare senza uscita.

Per ora è intervenuta la Protezione civile portando delle autobotti piene nella giornata di lunedì, ma è una soluzione tampone difficilmente utilizzabile oltre l’emergenza. Tre i viaggi per dare acqua alle vacche da parte della protezione civile di Asso, di quella Prealpi e di Como.

L’acqua manca negli alpeggi nel Triangolo Lariano, portarla con i mezzi della Protezione civile in modo continuativo avrebbe dei costi improponibili per la comunità e portare le vacche in stalla tre mesi prima porterebbe a svenare gli allevatori che dovrebbero dare da mangiare fieno per tutto questo periodo con i costi lievitati. Ci si trova insomma in una strada senza uscita, come spiega Giulio Invernizzi, allevatore di Caglio: «Lunedì è intervenuta la Protezione civile portandomi all’alpeggio mille litri d’acqua, ma non può certo bastare considerando che ho in alpeggio un centinaio di capi tra vacche e cavalli e bevono mille litri al giorno – racconta -. Già ieri ero da capo, sto pompandola fuori da delle bolle realizzate da me ma non basta».

L’allevatore fa appello alla Comunità montana del Triangolo Lariano: «Stiamo pensando di riportare le vacche in stalla ma avremmo dei costi allucinanti, normalmente le bestie restano in alpeggio fino a novembre, avremmo per tre mesi costi impossibili per il fieno che per altro è aumentato. Credo che la Comunità montana dovrebbe sostenerci in questo momento, già per noi fanno poco: almeno in situazioni d’emergenza».

Abramo Villa, se possibile, è ancora meno diplomatico: «Tutti rinviano, i sindaci, la Comunità montana, tutti aspettano e il rischio è che gli animali muoiano – spiega l’allevatore di Sormano -. Se c’è un’urgenza e gli si chiede per una volta d’intervenire. Devono pensare alla montagna e non ad altro. Dare una mano a chi ha bisogno. La Protezione civile ci ha dato un grosso aiuto lunedì, ma se ora non hanno il via libera e la copertura economica dell’intervento dai Comuni e dalla Comunità montana non possono intervenire. Ci dicono di riportare le vacche in stalla, ma avrebbe dei costi assurdi e anche per il loro benessere sarebbe un problema».

La preoccupazione degli amministratori

Il sindaco di Sormano Giuseppe Sormani spiega la situazione vista dalla parte degli amministratori: «La Protezione civile si è mossa da Binago lunedì, è chiaro non sia economicamente sostenibile un’attività simile in modo continuativo. Sono soldi che pagherebbe l’intera comunità, gli allevatori comunque stanno utilizzando delle soluzioni tampone, poi se proprio non torna a piovere possono portare le mucche in stalla, è difficile pensare ad altre soluzioni».

Il presidente della Comunità montana Patrizia Mazza spiega: «Sono soggetti privati, la Comunità montana non fa questo servizio e non è titolata a farlo, non è un nostro compito portare l’acqua. Noi ci occupiamo di spegnere gli incendi con l’antincendio boschivo. Se poi ci verranno chiesti i mezzi da Como Acqua o dai Comuni ne parliamo».

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