Sabato 05 Dicembre 2009

Morì per una emorragia
La Cassazione riapre il caso

LAMBRUGO - La Cassazione ha accolto il ricorso dei genitori di Claudio Crepaldi, il giovane morto a seguito di un’emorragia cerebrale l’11 giugno del 2006 e per il quale il gip Valeria Costi, su proposta del pm Giulia Pantano, un anno fa aveva archiviato il fascicolo per l’ipotesi di omicidio colposo a carico dei sei medici dell’ospedale Fatebenefratelli che avevano soccorso il giovane. A distanza di un anno esatto da questa archiviazione in tribunale a Como e dal contestuale ricorso in Cassazione a Roma dei parenti, i giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso contro il decreto di archiviazione, rinviando gli atti al Gip di Como per una nuova deliberazione. Papà Sergio Crepaldi, che dal primo giorno si batte per quella che ritiene essere stata una morte che poteva essere evitata e che non si è mai arreso, ha commentato con queste frasi: «La vicenda giudiziaria di nostro figlio non è ancora conclusa e ci stiamo dando da fare per poter presentare nuove perizie formulate da medici assolutamente al di fuori da qualsiasi legame professionale con le strutture mediche e ospedaliere della nostra provincia e regione. Non so dove potremo arrivare, però sicuramente non lasceremo niente di intentato, finché ne avremo la possibilità e la forza». L’archiviazione risale al 21 novembre dell’anno scorso: il gip aveva archiviato il fascicolo che era stato aperto a carico dei seguenti medici dell’ospedale di Erba: Pietro Spreafico, Luca Morelli (pronto soccorso), Alessandra Mossini (neurorianimatore), Giuseppe De Nittis (cardiologia), Francesco Vacca (anestesista) difesi dall’avvocato Giovanni Carpani e del dottor Dario Colombo, rappresentato dal legale Papa. Nel decreto del giudice, l’emorragia cerebrale che nella notte aveva colpito Claudio Crepaldi era stata definita ineluttabile, un episodio di "mortalità inevitabile".

f.angelini

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