Venerdì 15 Gennaio 2010

Tasse locali, artigiani in rivolta
Conto di 20mila euro l'anno

Ici, tassa rifiuti, energia elettrica, Ici, addizionale regionale, Irap: un conto che sfiora i ventimila euro l’anno. I piccoli imprenditori e gli artigiani alzano la voce e chiedono un intervento «immediato e deciso» da Comuni, Provincia e Regione per ridurre la parte di loro cpompetenza di una pressione fiscale ormai non più sostenibile. Troppi i balzelli locali che si uniscono a quelli statali. Per un’azienda «tipo» i conti sono presto fatti: quattromila euro di Tarsu, quattromila di Ici, seimila solo d’accisa per l’energia elettrica, poi c’è l’Irap in funzione dei dipednenti e le addizionali Irpef della Regione. E con un fatturato in continua discesa è difficile fare fronte a queste cifre. In un documento inviato ieri a tutte le amministrazioni locale gli artigiani si mettono nel mirino l’applicazione massima di alcune tasse comunali. Sei i punti sotto la lente d’ingrandimento finiti nel documento di Confartigianato: dalla richiesta di sgravare le imprese dai costi di Ici oramai tendenti all’aliquota massima, alla diminuzione di tasse rifiuti «assolutamente onerose», chiedendo poi di ridurre l’addizionale provinciale sull’energia elettrica portandola da 11,4 euro a 9,3 euro ogni 1.000 kw/h. Si chiede poi «d’intervenire presso il sistema bancario affinché i costi di gestione si riducano al minimo e le banche riprendano ad avere fiducia nell’imprenditoria minore evitando di penalizzare ulteriormente gli artigiani» e ancora «d’intervenire presso le pubbliche amministrazioni per sollecitare la massima attenzione affinché i pagamenti delle prestazioni delle imprese artigiane vengano effettuati massimo in 120 giorni».

s.casiraghi

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