Giovedì 11 Marzo 2010

Stefania alla vicina di casa:
«Se vedi fumo non preoccuparti»

CIRIMIDO Manca un quarto d'ora all'una del pomeriggio del 14 maggio quando, in via Toti, Stefania Albertani vede una vicina di casa, Maria Rampoldi, e l'avverte: «Mi raccomando, non chiamate i vigili del fuoco se vedete il fumo. Perché sto bruciando della carta vecchia». Ma ciò a cui da lì
a pochi minuti avrebbe dato fuoco non era ne spazzatura, né carta: ma il
corpo di sua sorella. Gelida, la Stefy. «Tranquilla», come la descrive la stessa vicina di casa. Senza tradire neppure lo straccio di un'emozione
è così che la giovane si è assicurata di non essere interrotta nel suo folle, diabolico e crudele piano: cancellare Mary dalla faccia della terra.

Si è inventata una laurea. La morte del fidanzato e del padre. Ha raccontato di essere rimasta incinta ma di aver perso il figlio. Ha dato alla luce, invece, un avvocato (interpretata da lei stessa) utile solo a far saltare il sogno della sorella: comprarsi la casa di Guanzate. E, quando è stata scoperta, ha deciso di cancellare le sue bugie con un omicidio. Stefania Albertani, da giovedì, è in carcere non solo per aver tentato di liberarsi della madre Alma e del padre Luigi: i carabinieri del nucleo investigativo di Como le hanno pure notificato, nella sua cella del Bassone, un'ordinanza di custodia cautelare per il sequestro di persona, l'avvelenamento e l'omicidio della sorella Mariarosa, il cui corpo carbonizzato è stato trovato a luglio (un paio di mesi dopo la morte) sull'uscio della casa di famiglia, in via Toti a Cirimido.

Dalle carte della procura emerge la figura di una ragazza con una «fisiologica e pervasiva mendacità», capace di «inganni e a volte vere e proprie truffe poste in essere per procurarsi denaro» e poi di castelli di menzogne per «cercare una via d'uscita costruendo ipotesi e progetti di soluzione dei problemi così inverosimili e contorti da essere paradossalmente credibili». Ed è proprio quando questi castelli hanno iniziato a cadere che Stefania ha deciso di liberarsi della sorella Mary.
Carabinieri e procura sono certi: la scintilla che scatena la furia omicida è da collocare l'8 maggio: «È il momento in cui Stefania, per la prima volta, vede crollare il suo castello di carte», si legge nell'ordinanza di custodia cautelare. «Tra la sera di venerdì 8 maggio e la sera di lunedì 11 - scrivono gli inquirenti - la Albertani architetta e realizza un piano che vedeva la sorella scomparire per sempre». Quel venerdì è il giorno in cui il padrone di casa di Mariarosa, il proprietario dell'abitazione di Guanzate che Mary vorrebbe comprare anche con l'aiuto economico del padre, dice a Stefania di essere stufo di sentire bugie su un affare tirato in lungo proprio dalla diabolica sorella assassina.

f.angelini

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