Martedì 16 Marzo 2010

Sisme, tutti in cassa integrazione
"E' a rischio la produzione"

Non convince il piano di ristrutturazione della Sisme, industria meccanica di Olgiate. E il timore per i sindacati è di un disimpegno dalla produzione per una sorta di «fuga» all'estero dopo la delocalizzazione, già avvenuta, di parte della produzione in Slovacchia e la presenza di uno stabilimento in Cina. La situazione di una delle più importanti e storiche aziende comasche preoccupa fortemente, per lo stabilimento di produzione di motori elettrici dove è aperta una mobilità volontaria che ha già visto uscire 85 dipendenti, a questo si aggiunge la cassa integrazione straordinaria per un centinaio di persone e una cassa integrazione ordinaria per tutta la struttura, 600 persone per quattro giorni al mese, un giorno la settimana, con l'azienda parzialmente chiusa. La cassa ordinaria coinvolge e ferma per quattro giorni al mese tutta la produzione, per altri quattro si bloccano gli uffici. Alla base c'è la delocalizzazione avvenuta nel 2008 in Slovacchia e un piano industriale che non convince, a cui si legano le forti perdite negli ordinativi dovuti alla crisi. La preoccupazione dei sindacati per una delle aziende che dà lavoro a più persone in provincia, stiamo parlando di 700 dipendenti, è di una dismissione della parte produttiva-industriale con il ridimensionamento per arrivare a una realtà di ricerca o commerciale. In quel caso si può ben comprendere come settecento dipendenti risulterebbero un eccesso. «Non ci sono grandissime variazioni rispetto a quanto è emerso nell'ultimo periodo, stiamo utilizzando praticamente tutti gli ammortizzatori sociali per affrontare la crisi alla Sisme, però siamo preoccupati - spiega il segretario della Fiom Cgil Giuseppe Donghi -. La preoccupazione è che nonostante le forti difficoltà da parte dell'azienda non è stato presentato un piano industriale chiaro».

s.casiraghi

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