Martedì 16 Marzo 2010

La difesa di Rosa e Olindo:
una sfida sulle perizie

ERBA Un anno e due mesi dopo la sentenza di primo grado (era il 26 novembre del 2008), Rosa Bazzi e suo marito Olindo Romano tornano di fronte a un tribunale per rispondere della mattanza passata agli annali delle cronache (e della storia) come la strage di Erba. Idue imputati, che in primo grado rimediarono una sentenza di condanna all'ergastolo con isolamento diurno (il massimo previsto dal codice penale in vigore nel nostro Paese)devono rispondere di quattro omicidi e di un tentato omicidio: la sera dell'11 dicembre 2006 nel condominio di via Diaz, morirono Raffaella Castagna, sua madre Paola Galli, la vicina di casa Valeria Cherubini e il piccolo Youssef, due anni appena, figlio di Raffaella e del marito Azouz Marzouk. Ferito gravemente rimase invece il marito di Valeria, Mario Frigerio, cui i medici dell'ospedale Sant'Anna di Como restituirono miracolosamente la vita al termine di un lungo intervento.
Olindo e Rosa, autori di una confessione poi ritrattata, tentano il tutto per tutto. I giudici della corte d'Assise d'appello milanese devono pronunciarsi sulle richieste che il collegio di avvocati che li assiste, Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D'Ascola, avanzerà formalmente oggi. In cima alla lista c'è un'istanza di perizia psichiatrica: Schembri e soci vorrebbero che i loro assistiti fossero nuovamente esaminati, anche alla luce di una consulenza, allegata alla loro richiesta, in cui si ipotizza che Rosa sia affetta da un «disturbo delirante» mentre Olindo da una «psicosi indotta» al punto «da poter pensare a una cosiddetta "folie a deux"», ovvero una pazzia a due «in cui Olindo è l'elemento debole e inducibile della coppia». Non solo: ci sono anche una serie di richieste che ripercorrono i rilievi mossi già in primo grado. In particolare i legali chiedono una perizia fonica sulle prime dichiarazioni del supertestimone Frigerio, l'unico sopravvissuto alla strage, che un paio di giorni dopo il ricovero spese per primo, e con un filo di voce, il nome di Olindo. E ancora:un perizia psicologica volta a dimostrare la teoria del falso ricordo, con l'obiettivo, di nuovo, di scardinare la testimonianza del sopravvissuto, una consulenza tecnica sulla tenda sotto la quale, in casa Frigerio, fu rinvenuto il cadavere della Cherubini (secondo gli avvocati porterebbe i segni di una coltellata, prova che l'assassino salì fino al piano di sopra e che per questo la ricostruzione dell'accusa è errata), un esperimento giudiziale sui passi che i vicini di casa di Olindo e Rosa (la famiglia di nazionalità siriana) disse di avere udito proveniente dall'appartamento di Raffaella in un orario ben antecedente alla strage. Infine, gli avvocati chiedono l'audizione di molti dei testimoni la cui deposizione fu esclusa dal processo di primo grado.

f.angelini

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