Sabato 27 Marzo 2010

Como, i figli d'impresa crescono
pronti a prendere la guida

Sulla rampa di lancio, ma non allo sbaraglio. È il motivo che ha spinto sedici giovani comaschi, in media vent'anni e figli di imprenditori, a partecipare allo stage «Figli d'impresa», organizzato dalla Confindustria di Como. Non solo accarezzare l'idea di guidare in futuro l'impresa di famiglia, ma avere tutti i numeri per affrontare le problematiche quotidiane. Gli obiettivi indicati dagli organizzatori miravano a dare contorni precisi alle capacità e competenze che ogni imprenditore dovrebbe avere. Ieri mattina nella sede di via Raimondi, si sono chiuse le tre settimane di corso, prima esperienza in Italia e già presa a modello da altre realtà sul territorio nazionale. Che l'entusiasmo sia una prerogativa della giovane età, è innegabile. E ieri, tra gli aspiranti imprenditori, non è mancato. Ma insieme alla voglia di «rubare il mestiere», di aggredire il lavoro e di imparare, si è respirata anche una buona dose di cauta concretezza, di serietà, di determinazione e quel po' di sana preoccupazione, che, in fondo, soprattutto oggi, costella la strada dell'imprenditore. I quindici «figli d'arte», quasi tutti laureandi in economia, hanno fatto il punto sul cammino, full immersion, seguito nelle tre settimane di lezione. Una presa diretta sul mondo industriale, di cui inconsciamente sanno, anche solo per il fatto di averlo respirato fin da piccoli, ma che non hanno ancora sperimentato. Il corso ha affrontato una varietà di temi dalla Costituzione Italiana, al Contratto dei lavoratori, dai provvedimenti disciplinari, organizzazioni sindacali, selezione personale, buste paga, internet, sicurezza e ambiente, rapporti con le banche, etica, comunicazione, organizzazione meeting e viaggi di lavoro, gestione del tempo. Soprattutto ha cercato di far toccare con mano cosa significa essere imprenditori oggi, vivendo da vicino una realtà complessa e variegata. Da parte di tutti è emersa la soddisfazione per aver appreso la pratica di nozioni che a scuola sono solo teoria. Il corso si è rivelato una sorta un collante, capace di avvicinare due mondi sempre più lontani: la scuola e il mondo del lavoro. Un confronto utile per mettere sul tavolo le proprie conoscenze scolastiche e la realtà. Tra le esperienze fatte, il confronto generazionale è quello che ha riscosso più successo. Lo scambio di opinioni con l'imprenditore affermato, ha la forza di generare energia, solo per il fatto di avere un modello di successo da seguire e di vedere che qualcuno «ce l'ha fatta». Nell'ampia panoramica sulla figura dell'imprenditore, fa riflettere il destino di solitudine. Elemento dal sapore dolce e amaro, che, connota l'immagine del titolare di un'azienda: un capitano che deve, in ultima battuta, prendere le decisioni da solo. «È stata un'esperienza straordinaria che intendiamo ripetere il prossimo anno - spiega Fabio Porro, vicepresidente di Confindustria di Como -. Siamo rimasti colpiti dalla volontà di apprendere e dall'entusiasmo dei ragazzi. Soprattutto in questi tempi, in cui è più facile abbandonarsi al pessimismo. È importante invece far sapere che ci sono giovani con il coraggio di spendersi e di investire nelle proprie aziende. Dopo questo esperimento pensiamo di mettere in campo un nuovo corso a cui inviteremo anche i ragazzi di quest'anno che potranno portare la loro esperienza. Un passaggio di testimone efficace e utile per coinvolgere nuovi soggetti».

s.casiraghi

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