Lunedì 12 Aprile 2010

Processo per la spiaggetta
Ricorso in Cassazione

CERNOBBIO Legambiente non ci sta, a farsi estromettere dal processo per la distruzione della spiaggia del Garovo, «ultimo lembo di spiaggia libera in territorio di Cernobbio dalla riconosciuta valenza socio-storico-ambientale», come la definisce in un comunicato, e fa ricorso in Cassazione contro la decisione del giudice Francesco Angiolini di non ammettere la costituzione di parte civile. La spiaggetta, di formazione secolare, ricadente in zona tutelata e vincolata, costituiva un ormai raro esempio di eco-sistema; rivestiva presso la comunità cernobbiese una precisa funzione sociale; consisteva infine in un sito strategico per l'attracco di emergenza delle imbarcazioni. Al processo per i reati ambientali contestati dalla Procura al sindaco di Cernobbio, Simona Saladini, all'amministratore delegato di Villa d'Este, Jean Marc Droulers e ad altri quattro imputati, il giudice ha rigettato la richiesta di Legambiente sulla base di presupposti legati all'analisi statutaria dell'associazione e dei suoi organi deliberativi. In particolare è stato rilevato il difetto della delibera autorizzatoria da parte del Consiglio del Circolo Legambiente Como a favore del presidente ai fini della costituzione in giudizio con conseguente carenza di legittimazione processuale della parte civile. Contro l'ordinanza di esclusione l'avvocato Paolo Riva, legale dell'associazione, ha proposto ricorso denunciando in primo luogo come il giudice «abbia esorbitato dai poteri di indagine e di verifica della legittimità processuale della parte civile conferiti dalla legge» e snobbato il ruolo delle associazioni ambientaliste nei procedimenti volti ad accertare violazioni di carattere ambientale.

f.angelini

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