Fare la guerra nei boschi
Ma è un gioco per grandi

Nella brughiera tra Mariano Comense e Brenna una tappa del circuito regionale di Softair, disciplina in cui si simula una guerra con armi finte e proiettili innocui

BRENNA Alba di domenica mattina. Corvo Grigio stavolta non è in tuta mimetica perché è occupato a organizzare il Vietnam nei boschi, tra Mariano Comense e Brenna. Nella vita di tutti i giorni si chiama Paolo Pozzoli e fa il giardiniere. Nel tempo libero è presidente del 34th Softair di Milano. Softair, vale a dire creare uno scenario di guerra, e poi giocarsela, la guerra. Quella vicino a Cantù è una tappa del campionato regionale di «tiro tattico sportivo», definizione italiana dell'attività. «Stiamo mettendo in scena l'operazione Ivory Coast dei berretti verdi americani in Vietnam», spiega Pozzoli. «Oggi sono arrivate duecento persone da tutta la Lombardia». Le truppe-squadre hanno nomi come Platoon Brianza, 21° Tiger, Black Mamba. Stivali, mimetica, apparecchiature Gps. E via, a spararsi addosso raffiche di pallini biodegradabili. Le armi sembrano vere, ma sono in realtà fucili giocattolo, riproduzioni innocue di M4 veri. «Il costo base per comprare il materiale è di 300 euro – spiega Pozzoli – ma c'è chi ne spende anche 1.500».  E gli "atleti"? «Ci sono impiegati, avvocati, qualche militare vero e donne. Una di loro, esperta in cartografia, è caposquadra. Ci sono anche gli stranieri, soprattutto filippini».
Far finta di ammazzarsi è una specie di gioco di ruolo a metà strada tra orienteering e trekking. Regola base: se si viene colpiti in qualsiasi parte del corpo da un solo pallino, si alza la mano e ci si mette in un angolo fino alla fine della missione. Chi bara e viene scoperto, perde manciate di punti.

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Eco di Bergamo La guerra nel bosco