Mercoledì 12 Maggio 2010

Il centro "Caimi" nel caos
Le associazioni: "Ce ne andiamo"

CANTU' - Le associazioni sportive se ne vanno. Incombono cause legali. E mentre il comune cerca di trovare il bandolo della matassa, si è arrivati al punto in cui non si capisce più di chi sia la responsabilità. Persino sugli aspetti più banali. E' nel caos completo, il centro sportivo «Toto Caimi» di via San Giuseppe. Carlo Bani, il presidente del consorzio che ha in gestione la struttura di Vighizzolo, si sfoga. Annuncia le sue dimissioni. Anche se, prima di andarsene, cercherà di non far naufragare del tutto la barca. «In un certo senso, è come se mi fossi dimesso. Ma per ora rimango a dare una mano perché è un momento di estrema confusione - confessa Bani, senza risparmiare toni aspri - qui il comune deve fare la sua parte. Da tempo ci sono state date garanzie. Ma evidentemente il nostro problema è secondario rispetto ad altri».
Il consorzio di gestione è formato da quattro associazioni sportive. Una, l'Equipe '88 - pallacanestro giovanile, la società di Bani - non si è iscritta nemmeno al campionato, ed è come se non esistesse più. La seconda, la Briantea '84, ha sede al «Caimi» ma non si allena più in loco. Rimangono il Gruppo Pattinatori Mobili Cantù e il Basket Team Femminile '92. Vorrebbe entrare nella gestione Il Gabbiano. Che, tra l'altro, con il consorzio ha in ballo una scaramuccia legale da quasi diecimila euro: sembra proprio che saranno gli avvocati, a risolvere una questione irrisolta per alcuni lavori di manutenzione che non sarebbero stati saldati. «Ma le questioni economiche sono cose che si sistemano - dice in senso più ampio Bani - i problemi sono altri».
Al presidente del consorzio, ad esempio, non va giù che il centro sia frequentato anche da altre associazioni «extra», come gli skaters della Heartquake. «Lo skatepark comunale è lì. Ma non capisco con quale diritto, dato che non partecipano alle spese - afferma Bani - e anche il bar: ha un utile maggiore, ci metta del suo. Qui tutti sporcano, e noi dobbiamo pulire». Anche se in realtà sembra persino poco chiaro a chi spetti la manutenzione. Il punto, secondo Bani, è che il centro sportivo sarebbe diventato più simile a un parco. Vandali compresi. «Nel centro possono entrare cani e porci - le parole di Bani - non è un centro sportivo, ma un centro aperto al pubblico. Quindi, se succede qualcosa, chi sono i responsabili? Ci sono ragazzi che entrano, spaccano i vetri della pista di pattinaggio. E se qualche bambino si scontra con qualche pattinatore? Chi paga, chi risponde? Il comune deve chiarire alcuni punti. Anche perché le società, per il «Toto Caimi», hanno fatto un investimento economico importante».

m.schiani

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