Giovedì 13 Maggio 2010

Case sventrate a Blevio
"Siamo vivi per miracolo"

A 24 ore di distanza dall'esondazione del torrente a Capovico di Blevio si può iniziare a fare la conta dei danni ma soprattutto si riesce a intuire in tutta la sua gravità il pericolo corso da due signore che abitano nel seminterrato del condominio Rezzonico.
Delle 19 persone che erano state evacuate e hanno dormito da parenti o nell'albergo messo a disposizione dal Comune, 17 hanno ottenuto il permesso di rientrare mentre le due anziane signore non potranno farlo per molto tempo ancora in quanto le abitazioni sono distrutte, ridotte a macerie come dopo un bombardamento.
Alle 6,05 di martedì mattina la furia del corso d'acqua, una volta rotti gli argini, si è abbattuta contro la finestra dell'appartamento di Maria Pia Rezzonico: una marea di acqua, fango, legna e rocce ha invaso il salotto e poi si è impadronita di tutta la casa, distruggendo qualsiasi cosa trovasse. La signora, settantenne, per sua fortuna non si trovava all'interno già da alcuni minuti in quanto i vicini, i signori Lavorgna, l'avevano svegliata e invitata a uscire con la massima urgenza perché si erano accorti che la situazione era diventata molto pericolosa.
L'ondata ha poi proseguito il suo corso (nell'abitazione il segno sui muri del passaggio è evidente, alto circa un metro e mezzo), penetrando anche nell'appartamento vicino dove si abitava un'altra donna (anche lei era già uscita) per poi raggiungere e inondare le cantine.
«Verso le 5 la situazione era diventata troppo pericolosa - ci ha ricordato ieri Mario Lavorgna, residente nel condominio e di professione amministrativo dei vigili del fuoco di Como - Il torrente era di colore nero, carico di legna e con grossi sassi: stava per esondare con una forza impressionante e a quel punto ho ordinato a tutti di uscire di casa, in particolare alle due signore del seminterrato. Vivo qui da 43 anni e una cosa del genere non l'avevo mai vista: si è sfiorata la tragedia».
La signora Maria Pia Rezzonico martedì mattina era veramente angosciata: «Mi piange il cuore al solo pensiero di dover rientrare in casa e vedere tutta la devastazione» - ci aveva detto. Suo nipote, Jacopo, ieri ci ha confermato: «La zia non vuole più tornare qui, è veramente sotto choc. Ora si trova in un bed and breakfast a riposare dopo la terribile esperienza vissuta: il suo appartamento è stato letteralmente distrutto dalla forza dell'acqua, i danni sono ingentissimi e ancora da quantificare. Sono andate distrutte le finestre, le porte sfondate, gli armadi: non si è salvato praticamente nulla. Lei, però, mi sa che non se la sentirà mai più di tornare a casa: fosse rimasta nella sua camera, oggi non sarebbe più fra noi».
Ieri mattina, dalle 7, il sindaco Raffaello Caccia era già al lavoro a Capovico con i vigili del fuoco e la ruspa dell'amministrazione provinciale: «È stata un'altra nottata di ansia per le forti piogge, ma per fortuna non si sono verificati problemi. Quasi tutti gli sfollati hanno potuto fare ritorno a casa e ora siamo al lavoro per liberare il tubo dove scorreva il torrente e che l'altra notte, per le piogge torrenziali, si è otturato con la roccia e la legna che era stata imprudentemente accatastata dai boscaioli sul greto».
Guglielmo De Vita

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