Giovedì 13 Maggio 2010

Le donne iraniane
Protestano con l'arte

(c. col.) Farian Sabahi storica, docente universitaria, è autrice di molti libri sull'Iran e della «Storia dell'Iran 1890-2008» di Bruno Mondadori, con lei è possibile analizzare il significato di essere donna oggi in Iran, a pochi giorni dalla manifestazione che, a Tehran, ha visto le studentesse universitarie calpestare il velo nero che il governo impone sui loro volti.
Donna in Iran e in Italia. Quali le differenze?
La donna in Italia è libera nelle scelte, anche se può essere condizionata da famiglia e partner. In Iran la donna è obbligata a mettere il foulard in pubblico, la sua testimonianza in tribunale vale la metà, eredita la metà del fratello, ha difficoltà nel divorziare e ottenere la custodia dei figli, non può entrare allo stadio nè andare in bicicletta se non in appositi parchi. Ma molto dipende dalla sua ricchezza: le benestanti possono volare a Parigi da un'amica come nel caso della pilota di rally protagonista di un capitolo nel mio reportage Un'estate a Teheran (Laterza 2007) e di violare alcune norme sociali.
Le iraniane come conciliano la forza nell'arte con le imposizioni?
Secondo alcuni sociologi gli iraniani rispondono alla repressione con l'apatia politica. Ma tanti, non solo donne, usano l'arte come forma di resistenza, spesso ricorrono alle metafore, come al tempo di Muhammad Reza Shah Pahlavi (1941-79).
Il governo iraniano fa esprimere le donne nell'arte, nel governo e le limita nel quotidiano?
Sono i paradossi della repubblica islamica. È stato più volte espressa l'assurdità di dare incarichi prestigiosi alle donne che poi per lasciare il Paese, per lavoro, hanno bisogno dell'ok del marito. In questi anni ci sono state evoluzioni in giurisprudenza e, per esempio, i giudici possono dare la custodia dei minori alle divorziate sul principio di competenza.
E l'uomo iraniano? La donna lo vede spesso in negativo...
Non si deve generalizzare. Molti uomini militano per l'emancipazione delle donne che spesso in casa comandano, ma l'Iran ha settanta milioni di abitanti, molte minoranze. Da sempre uomini e donne sono uniti per le riforme. Emblematico è il partito Tudeh, comunista, il primo dell'Asia, nato nel '20. Anche le donne vi presero parte, ma non aveva appeal sui ceti operai; per questo nella rivoluzione del 1979 vinsero gli islamici e Khomeini: comunicavano meglio con i ceti più bassi.
Quanto è reale l'emarginazione delle donne per colpe non loro?
In Iran ci sono problemi serissimi di repressione, ma anche tante donne colte (il 65% delle matricole universitarie sono donne) che lavorano, sono rispettate. Ma questo all'estero non fa notizia. Le iraniane continueranno a lottare per maggiori diritti con padri, figli e mariti. Ricordiamo che le donne dell'harem reale boicottarono la concessione del tabacco nel 1892 smettendo di fumare la pipa con lo scià, così lui capì di avere sbagliato.

c.colmegna

© riproduzione riservata

Tags