Martedì 01 Giugno 2010

La piscina sotto inchiesta:
"Danneggiata Mariano"

MARIANO «Vogliamo tutelarci e a questo punto capire anche se ci sono gli estremi per rescindere la convenzione che ci lega alla piscina di Giussano». Il comune di Mariano è a un passo dallo strappo definitivo, «anche se prima di fare qualsiasi mossa - spiega l'assessore allo sport di Mariano, Giovanni Alberti - con il nostro ufficio legale dovremo capire fino a che punto potremo forzare la mano».
Una cosa, però, è certa: «Dobbiamo adottare delle contromisure per difenderci dalla bufera che si è abbattuta sull'impianto natatorio gestito dalla Turra perché se tutto ciò che emerso dalle indagini corrisponde al vero - assicura Alberti -, qui ci troviamo di fronte a una truffa colossale messa in atto nei confronti dei comuni e dei cittadini».
Se ne parlerà nell'incontro che il comune di Giussano - ente capofila della convenzione che lega Mariano, Carugo e Arosio alla piscina sino al 2023 - sta organizzando e che si svolgerà a stretto giro di posta. «Dire che sono allibito è poco - aggiunge l'assessore marianese - perché man mano che emergono indiscrezioni sullo sviluppo delle indagini che riguardano la gestione Turra, il quadro accusatorio peggiora e si fa sempre più pesante. I comuni non sono coinvolti direttamente, ma è evidente che a questo punto bisogna capire se e quanto gli enti locali sono stati danneggiati da questo modo di gestire l'impianto natatorio».
Un sistema finito sotto la lente di ingrandimento degli uomini della Guardia di Finanza che sulla struttura giussanese stanno conducendo l'inchiesta denominata “Dark Water”, ovvero “Acqua Sporca”, che sta portando a galla numerose violazioni riscontrate tra il 2005 e il 2009. Si parla di una presunta evasione fiscale milionaria per scontrini non emessi (98 mila biglietti per circa 2,3 milioni), all'iscrizione di alcuni degli utenti dell'impianto a una fantomatica società sportiva a totale loro insaputa per ottenere delle agevolazioni fiscali e inoltre anche il pagamento in nero degli stipendi per circa un milione e 140 mila euro che avrebbe coinvolto 328 dipendenti.
Infine ammonterebbe a 2 milioni e 400 mila euro (iva inclusa) il totale degli ingressi non sfruttati dai comuni che sono ugualmente costretti a pagare (tranne Arosio) gli “spazi acqua” anche se non utilizzati, tanto che è stata pure interessata la Corte dei Conti di Milano per presunto danno erariale.

f.angelini

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