Domenica 06 Giugno 2010

Morirono a bordo dell'offshore
La causa: motore troppo pesante

CARLAZZO - Non furono i sacchi di zavorra posizionati nello scafo, come si ipotizzò all'inizio, a provocare il ribaltamento del motoscafo su cui, il 9 maggio dell'anno scorso, morirono il motorista Ivano Grandi, 42 anni di Carlazzo, e il pilota Enrico Vidoli, 52enne di Stresa.
Secondo la Procura della Repubblica di Como, che ha fatto suoi gli esiti di una consulenza tecnica affidata all'ingegnere milanese Massimo Bardazza, le cause dell'incidente sarebbero da ricercarsi in una serie di modifiche apportate allo scafo che ne alterarono il progetto originario spezzando l'equilibrio, determinante, tra prestazione e sicurezza. Neppure un pilota di consolidata esperienza quale Vidoli poté nulla per ricompensare un disequilibrio che, a quanto pare, aveva già provocato un incidente identico, l'anno precedente, nel corso dell'unica gara corsa con quell'imbarcazione, come aveva riferito ai carabinieri l'abituale copilota di Vidoli, Cristian Signorini.

E allora: secondo Bardazza, rispetto al progetto originario il baricentro dello scafo fu modificato. I proprietari disponevano di un falso certificato di omologazione, cui se n'era aggiunto poi un secondo, comunque difforme per una serie di dettagli legati al sistema di propulsione. La potenza del motore fu incrementata sensibilmente, il suo peso fu aumentato, il posizionamento nel vano poppiero fu alterato, spingendo il propulsore più indietro come si evince dalla piastre di fissaggio originarie, collocate ben più avanti, verso la prua. Sono questi i dettagli che, secondo Bardazza, «hanno certamente modificato il progetto originario dell'imbarcazione superando quel limite tra le prestazioni e la sicurezza», mentre al contrario non avrebbe avuto rilevanza alcuna il posizionamento dei sacchi di sabbia che i carabinieri rinvennero nello scafo dopo averlo riportato a riva.

Se ne parlò a lungo subito dopo la tragedia: erano tre, e si pensò che il ribaltamento della barca fosse riconducibile alla loro presenza, ma la consulenza tecnica ha evidenziato un peso complessivo di 90 chili, giudicato di «trascurabile influenza sui parametri caratteristici di un'imbarcazione». Il solo indagato è, lo ricordiamo, il proprietario della barca, Silvano Cadenazzi, 45 anni, di Lenno, assistito dall'avvocato Gianluca Dosi. Altri consulenti di parte sono stati nominati dagli avvocati della famiglia di Grandi, i legali Ivan Colciago e Lucia Motta. L'incidente, lo ricordiamo, si verificò sulle acque del lago di Lugano, di fronte ai cantieri Gobbi di Cima. Alla luce dell'esito della consulenza, la Procura chiederà probabilmente il processo per omicidio colposo.
Stefano Ferrari

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