Venerdì 25 Giugno 2010

Grest: settemila in festa
con il vescovo "volante"

COMO «La notizia fantastica è che siamo molti più del previsto»: dall'altoparlante il messaggio galvanizzava le folle di bambini e di giovani che riempivano le gradinate dello stadio. E in effetti, i 6.000 iscritti alla grande festa diocesana dei Grest allo stadio Sinigallia, a conti fatti, sono risultati essere ben più di 7.000 provenienti da 100 parrocchie delle varie zone della diocesi che va da Como a Sondrio, dalle Valli varesine al Lecchese. Un entusiasmo incontenibile, coloratissimo e chiassoso, animato da musica, canti, balli, ha riempito lo stadio: nasi all'insù e un nome acclamato all'unisono con ritmo incalzante con il passare dei minuti. «Diego, Diego...»: il tifo da stadio ha toccato un vertice quando l'elicottero della guardia di Finanza è atterrato e il vescovo Diego Coletti secondo una coreografia che più spettacolare non poteva essere, ha manifestato i primi segni di saluto mentre la veste color porpora si gonfiava sotto l'effetto del classico spostamento d'aria. "Sotto Sopra - Come in cielo così in terra" il tema guida del Grest 2010 che ieri ha verificato una sorta di momento clou, preparato da circa tre anni per dare nuovo impulso ad una attività educativa che scorre con specifiche e varie proposte nelle diverse comunità parrocchiali, è stato metaforicamente interpretato al meglio ieri in una città che ha inevitabilmente avvertito il festoso scompiglio sostenuto e organizzato da innumerevoli soggetti, fra i quali il comune di Como, la Protezione civile, gli Alpini, il Calcio Como, la Croce azzurra oltre alla schiera degli addetti alla pastorale giovanile a partire dal responsabile diocesano don Emanuele Corti. «Avete messo “sotto-sopra la città,  ma sopratutto la nostra coscienza», ha notato il sindaco Stefano Bruni, mentre il vescovo Coletti pur nel clima giocoso, dopo aver dato un calcio al pallone - accompagnato dalla scherzosa battuta «si dirà che sono un vescovo sfasciato» (dato che si era tolto la fascia cremisi) riusciva miracolosamente a trasformare lo stadio in una «culla dell'incontro con il Signore che mette sotto-sopra la nostra vita». «Quando la terra è diversa dal cielo ognuno si chiude in se stesso e lascia vincere  l'egoismo... quando invece la terra si congiunge al cielo, quel che stava sotto, la condivisione di quel che siamo e di quel che abbiamo, consente a Gesù di operare il miracolo», ha suggerito il vescovo spiegando il senso della moltiplicazione dei pani e dei pesci, richiamata  nello stesso contesto. E affidando un compito, una nuova fraternità da scoprire e vivere giorno per giorno.

f.angelini

© riproduzione riservata