Domenica 01 Agosto 2010

Lomazzo: "Io, senza lavoro
rapinatore per disperazione"

LOMAZZO - Antonino Incorvaia dice al giudice: «Volevo rapinare le poste perché ero e sono disperato». Il 31enne muratore, senza lavoro da dieci mesi, risponde alle domande del magistrato che da lì a poco convaliderà l'arresto e disporrà per lui la custodia cautelare in carcere. E ammette: «Non aveva più soldi. Non sapevo cosa fare. È vero: sono entrato nell'ufficio postale armato perché volevo rapinarlo». Nessun precedente penale alle spalle, celibe, pochi amici, Antonino Incorvaia giovedì mattina aveva rotto ogni indugio. E, con una pistola con il colpo in canna («l'ho comprata da un nordafricano nei boschi di Origgio»), ha fatto irruzione nell'ufficio postale di Lomazzo per svaligiarlo: «Una volta dentro - spiega al giudice delle indagini preliminari Nicoletta Cremona - ho però cambiato idea. Ero in stato confusionale: ho chiesto del direttore e del vice, ma non c'erano. Quindi ho detto all'impiegato di fare uscire tutti e di chiamare i carabinieri».
Non lo dice apertamente il 31enne ex muratore: ma è chiaro che, dopo aver subito rinunciato a trasformarsi in rapinatore, ha voluto farsi arrestare. Ed è stato poi il maresciallo Gaetano Lenoci, il comandante della stazione di Lomazzo, a spezzare le ultime resistenze.
Il dietrofront improvviso dell'aspirante rapinatore, la decisione di non minacciare nessuno e di arrendersi al sottufficiale che gli ha imposto di consegnargli l'arma, potrebbe aver evitato ad Antonino Incorvaia una condanna particolarmente pesante. La rapina a mano armata e il porto di una pistola clandestina sono reati che, sommati, potrebbero portare a condanne superiori ai cinque anni di carcere anche per chi non ha alcun procedente con la giustizia. Nel caso di Lomazzo il 31enne muratore potrebbe anche cavarsela con una condanna entro i limiti condizionali della pena.

m.schiani

© riproduzione riservata