Domenica 22 Agosto 2010

Morto in Spagna, la moglie:
"Ora devo pensare ai figli"

CANTU' «La verità è che a me non importa cosa è successo. Perché niente riporterà in vita mio marito. E io devo pensare ai miei figli: li devo tutelare perché sono minorenni». Questo afferma alle agenzie di stampa Marcella Negro, la moglie di Antonio Aceto, il 44enne di Vertemate morto in Spagna il 13 agosto. Nonostante le circostanze siano ancora tutte da chiarire, la donna prova a chiedere il silenzio stampa.
Aceto, l'ex gelataio del Pinko Pallino di Vighizzolo, è stato trovato morto vicino a Cartagena. Come confermato dalla Farnesina e dal consolato italiano di Barcellona, la polizia spagnola sta indagando per omicidio. I quotidiani iberici, per primi, hanno riportato la vicenda. Aceto sarebbe stato ucciso con una serie di colpi d'arma da fuoco, in una zona isolata, tra un resort di lusso e il borgo di Los Belones. Forse, per un feroce regolamento di conti. Perché o per quale tipo di affari non è noto.
Di certo, è una brutta storia, parecchio oscura. La versione dell'infarto, come causa del decesso - qualcuno l'aveva raccontata ai conoscenti - sembra non reggere più. E, per il momento, sembrano non essere smentite nemmeno le voci - a Vighizzolo, sempre più insistenti - di un cadavere ritrovato persino mutilato. Sabato, qualcuno diceva alle dita. Il giorno prima, si parlava di mani. Sono voci di cui non si può conoscere l'affidabilità, perché le indagini spagnole sono vincolate a un segreto istruttorio di trenta giorni.
La donna si sente sotto pressione. Le sue dichiarazioni sono state diffuse dalla sede di Roma dell'agenzia Ansa. «Chiedo il silenzio stampa sulla morte di mio marito - dice la signora Marcella -. Basta, non si può vivere sotto assedio dei giornalisti. Il più piccolo dei miei quattro figli non sa ancora che il papà è morto. Devo tutelarlo». La vedova aggiunge: «Al piccolo non so come dirlo. Per ora ho mentito dicendo che il papà ha avuto un incidente, in realtà sto aspettando che la psicologa dell'ospedale torni dalle ferie per farmi dare qualche consiglio. Le mie figlie più grandi, di 13, 15 e 16 anni, sanno cosa è successo al padre».
A Cartagena, Aceto si era recato non con la moglie, ma con un socio. E un amico italiano: Antonio Esposito, un cuoco di Cantù, conosciuto in diversi locali della zona. Tutti e tre, si sarebbero dovuti impegnare nel mandare avanti l'attività, a metà strada tra una pizzeria e un ristorante. Ma l'avventura è stata segnata dalle disgrazie. Aceto è morto. Esposito avrebbe accusato un malore e, per la morte dell'amico, sarebbe anche parecchio scosso. Il socio effettivo, che sarebbe il terzo uomo, sembra non conoscerlo nessuno.

f.angelini

© riproduzione riservata