Mercoledì 01 Settembre 2010

Tarantino si scusa con l'Italia
ma la star di Venezia è la violenza

VENEZIA - (n. fal.) È più da stomaci forti un film sulla danza di uno fatto di accoltellamenti, sparatorie ed efferatezze varie firmato Robert Rodriguez. L'inizio della Mostra di Venezia è stato segnato da buoni film e da un alto tasso di violenza. A riprova che fa più il come si fa vedere rispetto al cosa si rappresenta, è durante la visione di Black Swan di Darren Aronofsky che si socchiudono più spesso gli occhi per non assistere a scene raccapriccianti. Fa più paura vedere una madre che taglia le unghie a una figlia all'inizio un po' succube che vedere mani e teste mozzate, scuri, coltelli, tosaerba e cavatappi usati per scopi non istituzionali in Machete; più due forbicine a seguire i contorni di un dito che forbicioni minacciosi strette intorno al collo di un uomo. Black Swan  è un thriller psicologico giocato sulla presenza di una bravissima Natalie Portman e sull'ormai accertata capacità di Aronofsky di reggersi su uno strano equilibrio tra partecipazione emotiva e repulsione.  Intanto il presidente di giuria Quentin Tarantino ha corretto il tiro su quanto dichiarato qualche anno fa sul cinema italiano. "Era stato un errore di traduzione, mi scuso" ha risposto a chi gli chiedeva se lo consideri ancora una schifezza. "Il cinema italiano – ha aggiunto – è molto vario, non si possono confrontare Marco Bellocchio o Mario Bava". E in concorso ce ne sono quattro, a cominciare da domani con la proiezione de La pecora nera di Ascanio Celestini. Alla cerimonia inaugurale, presentata da Isabella Raganose e disertata dai membri del governo, ha partecipato in forma privata il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato aveva presenziato la sera prima all'omaggio a Vittorio Gassman regalando ai figli Alessandro, Paola e Jacopo un'immagine che li ritraeva tutti insieme.

c.colmegna

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