Venerdì 17 Settembre 2010

Ospedali di Cantù e Mariano:
stangata, e non è ancora finita

CANTU' L'allarme lanciato dal capogruppo del Partito democratico in regione, il comasco Luca Gaffuri, secondo lui è persino sin troppo prudente. Perché il futuro della sanità lombarda e quindi anche canturina sarà all'insegna di tagli drastici: 7.000 posti letto in meno per acuti e fondi per il sostegno alle non autosufficienze ridotti nel 2011 a zero. A tracciare il quadro a tinte decisamente fosche è Giacomo Bazzoni, vicepresidente di Federsanità Anci Lombardia oltre che presidente della commissione Affari sociali e Welfare di Anci nazionale.  «Se non interverranno altre modifiche - aveva detto Luca Gaffuri - non si potrà intervenire sulla ristrutturazione degli ospedali. A rischio i finanziamenti, che erano già stati dati per certi nell'estate del 2008, per l'ospedale Sant'Antonio Abate di Cantù e l'ospedale Felice Villa di Mariano Comense». Il motivo, accusa il capogruppo Pd, il fatto che la Regione perderà, a causa dei tagli previsti dalla Finanziaria, i fondi attualmente non impegnati per gli interventi di edilizia sanitaria. In soldoni,
per il presidio canturino si parla di 4 milioni di euro; per quello marianese di 3,4 milioni di euro per i lavori già in atto sulla palazzina centrale e 6,7 milioni per rimettere in sesto il blocco B, ormai da anni chiuso e inagibile. E per questo Gaffuri ha presentato un'interrogazione chiedendo chiarimenti sui cantieri che rischiano di non partire mai. Rischio in merito al quale l'assessore alla sanità Luciano Bresciani preferisce non esprimersi: «Prima voglio leggere l'interrogazione e poi chiederò ai tecnici di darmi tutte le informazioni necessarie per rispondere a Gaffuri e ai cittadini».
«In seguito al Patto nazionale per la salute - rincara la dose Bazzoni - il numero di posti letto per acuti  passerà da 4 per mille a 3,3 per mille, da un primo calcolo 7.000 letti in meno. Il che rende di fatto inutile procedere con lavori di ampliamento e ristrutturazione non ancora cominciati. E ancora peggio sono le previsioni per quanto riguarda un settore delicato quale quello dell'assistenza: «A rischio - prosegue - ci sono davvero i servizi primari. I fondi della legge 328 a sostegno della non autosufficienza, già passati da 800 milioni a 380 milioni saranno cancellati da gennaio. Per la Lombardia altri 56 milioni di euro persi».

m.butti

© riproduzione riservata