Sabato 18 Settembre 2010

Como al capezzale dell'ateneo
"Autonomia? Mancano i soldi"

COMO - Istituire a Como un'università autonoma intitolata ad «Alessandro Volta»? A Giulio Casati, raggiunto dalla proposta mentre si trova in Germania in procinto di salire su un aereo, scappa una sonora risata. Una risposta istintiva, in attesa di quella più articolata che il fondatore dell'ateneo comasco si riserva di dare una volta che sarà tornato sul Lario, ma comunque molto eloquente. La dice lunga sul paradossale "avvitamento" di un progetto, partito nel 1973, quando venne stesa da Casati e da alcuni colleghi la prima «Proposta per una università comasca», e radicalmente modificato il 30 novembre '95, sei anni dopo l'avviamento dei primi corsi, quando il ministero riconobbe l'autonomia a tutte le sedi universitarie gemmate da quelle metropolitane (Piemonte orientale, Varese, Benevento e Catanzaro), ma non a Como. Con due sole facoltà - Ingegneria aveva infatti deciso di rimanere con il Politecnico che si era nel frattempo dato una struttura a rete - il polo lariano non aveva i numeri per camminare da solo. Il Comitato dei rettori lombardi suggerì di attivare una laurea umanistica e un paio di diplomi triennali per raggiungere un maggiore peso specifico, ma l'Osservatorio nazionale del sistema universitario ritenne meno oneroso l'accorpamento con Varese nell'ateneo bipolare dell'Insubria, di cui Como ha finito per costituire fino ad oggi la sede minore. Dopo l'ennesimo impoverimento del polo lariano, conseguente alla chiusura di Scienze dei beni culturali prima ed Economia poi, un docente di Giurisprudenza, Paolo Bernardini, ha rilanciato l'idea di separarsi da Varese per istituire l'Università di Como. Ma il primo a bocciarla è il sindaco Stefano Bruni: «Mi sembra anacronistica, fuori dalla storia, fuori dalle possibilità economiche, fuori dalla riforma universitaria che non mette le piccole università in condizioni di stare in piedi». Bruni punta, piuttosto, a «consolidare l'Insubria» e a «pretendere che l'ateneo dia delle risposte chiare alle richieste del nostro territorio».
Lo sviluppo dell'università sarà al centro, giovedì prossimo in Provincia, di una riunione tra le istituzioni associate a Univercomo. «Vogliamo riflettere su quanto accaduto nelle ultime settimane o mesi», dice Giacomo Castiglioni, che di Univercomo è il presidente. «L'incontro - continua - serve anche a organizzare un piano di lavoro con la società cui abbiamo affidato il compito di definire il fabbisogno formativo del territorio». Questo ennesimo studio sarà il presupposto per compiere delle scelte. Castiglioni è scettico sull'università autonoma. «Il momento economico del Paese, con le difficoltà che sta attraversando in particolar modo l'università, rende il percorso assolutamente accidentato». Ma sul piatto ci sono anche altre due ipotesi: «Se il ministero dicesse che è improbabile o impossibile ottenere l'autorizzazione per un nuovo ateneo - osserva Castiglioni - è meglio fermarsi prima. Le alternative? Rifare i patti con l'Insubria affinché il futuro sia diverso dal passato o valutare collaborazioni con altre università».
Pietro Berra

a.savini

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