Livo: "Giusto bloccare
l'impianto fotovoltaico"

A fronte di un impianto di 46mila metri quadrati che il gruppo di maggioranza auspica a gran voce, l'opposizione frena. "Riteniamo che, dal punto di vista dell'energia rinnovabile, il Comune abbia già dato e dia a sufficienza con gli attuali prelievi a scopo idroelettrico"

LIVO - Progetto fotovoltaico? A fronte di un impianto di 46mila metri quadrati che il gruppo di maggioranza auspica a gran voce, l'opposizione frena. «Riteniamo che, dal punto di vista dell'energia rinnovabile, il Comune di Livo abbia già dato e dia a sufficienza con gli attuali prelievi a scopo idroelettrico - interviene la capogruppo, Nicoletta Lometti - . C'è ancora al vaglio un progetto di variante definita "non sostanziale" di Edipower che prevede di triplicare la portata d'acqua derivata, con effetti prevedibilmente devastanti per le nostre valli e conseguenze negative per i futuri approvvigionamenti idrici del paese. Sacrificare un'area  pari a una decina di campi da calcio per far posto a un esercito di pannelli fotovoltaici, inoltre, ci sembra una scelta poco opportuna in questo momento: il settore è in piena evoluzione e l'impianto previsto, con una resa annua di 123,91 kilovattora per metro quadrato, risulterebbe già obsoleto a fronte di resa annua media in Lombardia di 175,70. Appena sotto il terreno in questione - prosegue l'esponente di opposizione - ci sono due sorgenti, ma è soprattutto la deforestazione a preoccupare. Proprio a quell'altezza, nel XVI secolo si generò un'imponente frana che costrinse i livesi a spostare il nucleo abitativo allora collocato presso l'antica chiesa di San Giacomo. A nostro avviso, insomma, non bisogna considerare solo il lato estetico, come sostiene qualche consigliere di maggioranza. Lo sfruttamento dissennato del territorio si paga e nel caso specifico non sarebbe certo la società che realizza l'impianto a pagare le conseguenze. In tempi in cui le fabbriche chiudono e l'occupazione cala mi chiedo se non sia possibile un altro tipo di recupero dei nostri versanti un tempo sfruttati a pascolo: perché, per esempio, non si pensa al turismo rurale e agli slow food, i cibi a chilometro zero? Dopotutto, l'uomo non vive di sola energia».

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