Sabato 23 Ottobre 2010

Perseguitati dal fascismo
Su Internet 1700 comaschi

C'è il senatore, e sei volte ministro democristiano, Mario Martinelli. C'è l'ultimo sindaco di Como prima della scalata al potere dei fascisti, Paolo Nulli. E ci sono altri nomi finiti da tempo nella storia italiana e nello stradario cittadino, come Filippo Turati, uno dei fondatori del Partito socialista italiano nel 1892, e Alfonso Lissi, militante del Pci e commissario politico della 52ª Brigata Garibaldi, caduto nel tentativo di rapire il ministro di Salò Guido Buffarini Guidi. Ma, soprattutto, è possibile trovare - tra le 1.684 schede dei nati o residenti nel comasco - il proprio nonno o bisnonno. Per qualcuno sarà una scoperta, quella di avere avuto un avo antifascista, per qualcun altro una conferma dei racconti sentiti in famiglia.
Un nuovo pezzo di storia italiana è ora a portata di clic: si tratta del Casellario politico centrale, con 152.589 schede sintetiche relative agli altrettanti fascicoli che sono stati trasferiti all'Archivio centrale dello Stato. «La creazione di un'anagrafe delle persone considerate pericolose per l'ordine e la sicurezza pubblica risale all'età crispina - è spiegato in una nota introduttiva -.  Con la circolare n. 5116 del 25 maggio 1894  nell'ambito della Direzione generale di pubblica sicurezza fu istituito un ufficio con il compito di curare l'impianto e il sistematico aggiornamento dello schedario degli oppositori politici. Anarchici, repubblicani, socialisti ma anche oziosi e vagabondi furono oggetto di una capillare attività di sorveglianza che alimentò un consistente archivio di fascicoli personali». Ma è con il Ventennio, e in particolare a far data dalle leggi eccezionali del 1925-26, che «l'attività di sorveglianza e controllo della polizia si amplificò comprendendo non più soltanto i politici ma tutta una indeterminata categoria di persone, definita genericamente antifascista, e gli allogeni ossia le minoranza etniche soprattutto della Venezia Giulia».
Tra i primi a scoprire l'interessante banca dati disponibile sul sito dell'Archivio centrale dello Stato, il collettivo di scrittori Wu Ming, curatori di un blog frequentatissimo. Sullo stesso blog si possono leggere i ringraziamenti di tanti che hanno trovato nell'archivio elettronico il nominativo di qualche parente. E anche una notazione ironica, che indirettamente tocca Como: «ma cercare Berlusconi nel casellariopoliticofascista e trovarci un comasco non apre ipotesi di fiction?», scrive tale Mambretti.
Le schede disponibili sul web contengono le informazioni essenziali: il periodo in cui il soggetto fu sorvegliato, il suo «colore politico» ed eventuali provvedimenti a suo carico. Inoltre, riportano il numero del fascicolo corrispondente, che spesso contiene anche lettere e fotografie. Una manna per gli studiosi, ma pure per chi, più semplicemente, desideri ricostruire la storia della propria famiglia. Resta da chiarire un giallo: l'assenza di alcuni nomi noti di antifascisti della prima ora. Manca, per esempio, Anita Pusterla, operaia comasca processata con Gramsci nel '28 e condannata a 9 anni e 8 mesi di carcere. Mentre c'è il suo compagno, il milanese Natale Premoli. Sul sito viene precisato che la compilazione della banca dati cartacea fu completata nel 1986 e che è in fase di revisione dal 2005, quando è stata convertita in formato elettronico. Rimane, dunque, accesa una flebile speranza che possano saltare fuori i nomi mancanti. Non sorprende, invece, l'assenza di partigiani celebri, come Luigi Canali e Giuseppina Tuissi, ovvero il Neri e la Gianna, poiché nel '43, dopo la costituzione della Repubblica sociale, il casellario politico rimase a Roma.
Pietro Berra

p.berra

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