Sabato 20 Novembre 2010

"Al mercato di Cantù
sono troppi gli irregolari"

CANTU' La concorrenza sleale non c'è soltanto tra estetisti o parrucchieri. A Cantù c'è anche tra gli ambulanti. «Se ci fossero più controlli, soltanto al mercato di Cantù troverebbero una valanga di irregolari. Parlo di quindici, venti operatori stranieri. Non rispettano le regole: raramente versano i contributi o pagano le tasse. Spesso, vendono merce fabbricata in uno scantinato, da gente tenuta in schiavitù. Una concorrenza cinese e mediorientale che svilisce la qualità proposta dagli operatori seri, la maggioranza». La denuncia è di Angelo Basilico, direttore di Confesercenti Como, l'associazione di categoria più rappresentativa tra gli ambulanti, che segnala una situazione - afferma - che sarebbe sotto gli occhi di tutti.
Una segnalazione, quella di Basilico, che arriva nella settimana in cui è a lungo parlato di concorrenza sleale. Oltre alla nota produzione di divani, poltrone, tessuti e cravatte, sono arrivate le sanzioni della polizia locale di Cantù per le attività legate alla bellezza e alla cura del corpo. Con due centri massaggi e un parrucchiere – a gestione cinese, con la possibile complicità dietro le quinte di qualche italiano – sanzionati per la mancanza di personale qualificato. E in questo panorama, non si salva nemmeno il commercio ambulante. «E' indubbio che anche per noi esiste il fenomeno della concorrenza sleale – le parole di Basilico – non solo: i signori arrivati dalla Cina e dal Medio Oriente, riescono in moltissimi casi a non pagare le tasse. Con le nuove norme della Regione Lombardia, gli ambulanti fuori norma sono tantissimi. Almeno una quindicina solo a Cantù. Forse in Italia è troppo facile aprire una partita Iva, e piazzarsi in un mercato. Capisco che a volte ci siano dei poveretti vittime di raggiri. Ma bisogna intervenire anche per tutelare loro». Come? «Il comune ha poco potere – l'opinione di Basilico – vero, ci sono i controlli che può mettere in atto la polizia locale. Ma il punto è che altri enti dovrebbero intervenire: l'Inps, l'Agenzia delle Entrate, l'Ispettorato del lavoro».

m.butti

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