Domenica 05 Dicembre 2010

"Como nell'800"
tra lago e bon ton

Eleganti signore in gonne lunghe e un po' ingombranti, strette nei loro busti, con cappelli di varie fogge e ombrellini per ripararsi dal sole; distinti gentiluomi in giacca, panciotto e cravatta, con pagliette e l'immacabile bastone da passeggio,  sono alcuni personaggi che animano la scena del nuovo volume fotografico, fresco di stampa, del fotografo ed editore comasco, Enzo Pifferi, "Como nell'800". Attingendo ad alcuni archivi di immagini della sua ricca collezione, ha riprodotto circa seicento lastre di vetro che risalgono al XIX secolo (e anche ai primi anni del Novecento) facendo spesso una vera e propria opera di restauro.
Sfogliare le pagine di questo libro è come intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo che ci porta in una Como che non esiste più.
Sono immagini che raccontano una città al tramonto dell'Ottocento «quando il secolo nuovo che stava per iniziare - come scrive Alberto Longatti all'inizio del volume - era ricco di promesse», e si guardava con ottimismo e fiducia al domani, al progresso, di cui si vedevano già i segni con la rivoluzione dei mezzi di trasporto e altre invenzioni, tra le quali l'elettricità.
In questi anni a cavallo tra un secolo e l'altro il paesaggio e il territorio di Como erano in piena trasformazione.
Il momento favorevole che stava vivendo l'industria tessile - serica e le altrettanto buone prospettive per il turismo lacustre erano di buon auspicio per la crescita della città.
Una classe dirigente che non voleva stare semplicemente a guardare, con grande intraprendenza guidò la rinascita di Como. In che modo?
Puntando sulla promozione turistica della città e del suo lago, in tutti i suoi aspetti.
Questo significava una ridefinizione turistica del territorio, le cui basi del resto erano già state poste negli anni precedenti, con la costruzione della diga foranea (terminata nel 1868) per arginare il moto ondoso e facilitare l'approdo dei battelli a vapore alla riva cittadina, e la colmatura del  porto, al posto del quale sorse piazza Cavour.
L'Esposizione Voltiana del maggio 1899 - largamente documentata dalle immagini raccolte nel volume di Pifferi - nel centenario dell'invenzione della pila, è il frutto del dinamismo e di una "cultura produttiva" che guarda avanti. Nel nome di Volta fu creata l'occasione per proiettare Como sulla scena internazionale, per mettere in mostra le sue eccellenze, attirando folle di visitatori; e nemmeno l'incendio che a luglio distrusse i padiglioni dell'Esposizione sull'area del Prà Pasquè, fermò la volontà fattiva dei comaschi: nel giro di un mese tutto venne completamente ricostruito e la nuova Esposizione riaprì al pubblico.
Proprio in questa occasione compare a Como il primo tram elettrico con la creazione di una linea per piazza Cavour e la Funicolare che aveva il suo capolinea alla stazione di San Giovanni.
Il servizio, come si vede anche dalle immagini, si diramerà poi nelle diverse zone della città, andando a soppiantare i mezzi trainati dai cavalli.
Qualche anno prima, con la realizzazione della Funicolare, cui il libro di Pifferi dedica le ultime pagine, Brunate aveva già sperimentato un rapido cambiamento e altrettanto rapido sviluppo.
La magnifica vista, l'eccellente clima di mezza montagna e ora la facile accessibilità ne facevano, infatti, un apprezzato luogo di villeggiatura della ricca borghesia milanese e meta di gitanti.
Questo fervore costruttivo si riflette, per esempio, nella prosecuzione e completamento delle due passeggiate a lago o nella proliferazione degli alberghi, fra cui il Plinius.
Molto suggestive sono alcune immagini che ritraggono il primo bacino del Lario con il Borgovico e le sue ville, il Prà Pasquè con la sede della Navigazione Lariana, la spiaggia del "bindelin" e lo Stabilimento Idroterapico, quando lo stadio, le società sportive e il Monumento ai Caduti erano di là da venire o, ancora, il porticciolo mercantile, di Sant'Agostino, che ha conservato «più a lungo che altrove gli aspetti più coloritamente popolareschi e paesani del vecchio borgo».
Sono preziose testimonianze di quella fase di passaggio da un'epoca all'altra, con velleità e ambizioni che lo scoppio della prima guerra mondiale ridimesionerà crudamente.

Elena D'Ambrosio

b.faverio

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