Martedì 07 Dicembre 2010

Livo, l'omicida: "Sono
scivolato e l'ho uccisa"

LIVO Ha raccontato di essere scivolato sulla neve, di averla uccisa quasi per errore. Davanti al giudice che ieri lo ha interrogato in carcere, Valindo Rossini ha tentato di rimettersi in carreggiata, di riavvolgere in qualche modo il nastro, cercando di fornire una ricostruzione meno abbietta della morte della povera Pierina Alietti Gherbi, ammazzata venerdì all'ora di pranzo mentre inseguiva un paio di capre affamate nel giardino della casa del vicino. Accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e di detenzione abusiva d'arma da fuoco (la pistola non era denunciata), l'ex operaio di Livo, 62 anni, assistito dall'avvocato canturino Anna Mitrione, ha risposto ordinatamente alle domande del gip Alessandro Bianchi. Secondo il suo racconto, il primo dei due colpi mortali sarebbe partito quasi accidentalmente, avendo Rossini perduto l'equilibrio sul declivio innevato accanto a casa. In realtà, l'indagato è incorso in qualche contraddizione logica, e non solo perché i colpi sparati alla schiena della vicina siano non uno ma due. Rossini ha parlato dei rapporti pregressi con la vittima e, soprattutto, della propria condizione di emarginazione, cercando in qualche modo di fornire delle spiegazioni al suo comportamento. Con il giudice ha parlato delle sue condizioni di estrema indigenza, del fatto che, ormai, l'orto verso il quale si erano dirette le capre fosse la sua unica fonte di sostentamento. Solitudine, miseria. «La Pierina - ha riferito Rossini - mi ha detto che se volevo i soldi dovevo andare a chiederglieli in tribunale».
«È un uomo distrutto - ha detto l'avvocato Mitrione - Non aveva pensione, non aveva reddito, da un anno viveva senz'acqua, senza luce. Ultimamente guadagnava qualcosa raccogliendo mirtilli e funghi quando la stagione era buona, ma nulla di più. Viveva soltanto di quello che c'era nell'orto». Rossini avrebbe manifestato preoccupazione per la compagna, una donna di nazionalità thailandese rimasta a Livo: ha chiesto all'avvocato di aiutarla. Nessuna notizia, invece, della ex moglie e dei figli, con i quali l'indagato avrebbe perso i contatti da anni.
L'indagine è di fatto già chiusa: il gip ha convalidato il fermo e ha ritenuto sussistenti le condizioni per il mantenimento della custodia cautelare. L'omicida resta in carcere fino al completamento formale della fase preliminare dell'indagine.

f.angelini

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