Mercoledì 15 Dicembre 2010

Fiducia, una pista comasca
conduce alla "traditrice" Polidori

COMO - C'è un risvolto comasco, anzi brianzolo, nella fiducia ottenuta alla Camera dal governo Berlusconi. Tra i deputati che non hanno seguito le indicazioni del partito di provenienza c'è Catia Polidori, accusata dal finiano "di ferro" Luca Barbareschi di «essersi venduta a Berlusconi perché parente del patron della Cepu», l'azienda di consulenza scolastica accusata, sempre dall'attore-deputato, di usufruire di favori da parte della riforma universitaria varata dalla Gelmini e, sempre secondo Barbareschi, a rischio di non ricevere più fondi statali.
La Polidori smentisce: «Ho votato in piena coscienza e responsabilità. C'era un limite invalicabile oltre il quale non sarei potuta andare, la sfiducia al governo, e l'ho dichiarato da quando ho dato le dimissioni dal PdL».
Il titolare della Cepu da parte sua nega però ogni parentela. «Con l'onorevole Catia Polidori non siamo parenti, ma ci conosciamo perché vicini di casa. Le famiglie Polidori, originarie di Venezia, nel 1460 si trasferirono in massa sugli Appennini per scongiurare la tisi e oggi risiedendo in molti a Fraccano, frazione di Città di Castello, si può dire che siamo cugini come la Roma e la Lazio». Francesco Polidori, fondatore del Cepu e dell'università telematica E-Campus di via Isimbardi a Novedrate (qui il legame con il Comasco) sgombra il campo dalle insinuazioni sollevate dall'onorevole Barbareschi.
«Figuriamoci - prosegue Polidori - lei con le nostre aziende non c'entra nulla, tanto è vero che è stata la prima a smentirlo. E tantomeno può reggere l'insinuazione secondo la quale nel decreto della riforma universitaria della Gelmini avrei chiesto di equiparare le università telematiche a quelle tradizionali perché per me significherebbe fare un passo indietro. Nell'era telematica dei computer è come se ci mettessimo a produrre delle macchine per scrivere, mentre noi siamo indirizzati su un tipo di formazione che rappresenta il futuro».

m.schiani

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