Sabato 18 Dicembre 2010

Mariano il giorno dopo le rapine
l'esigenza del commissariato

MARIANO «Abbiamo deciso di chiedere un appuntamento urgente al Prefetto perché quanto successo giovedì non deve essere sottovalutato in alcun modo». Claudio Nogara, assessore alla sicurezza, è ancora scosso dopo la rapina in banca tentata al Credito Valtellinese di via San Francesco per mano di tre uomini (di cui due catturati sul posto dai carabinieri, mentre un altro è riuscito a fuggire prendendo in ostaggio un impiegato rilasciato poco dopo) e la rapina armata messa a segno all'oreficeria Silva di piazza Roma. Due episodi cui si deve aggiungere anche la spaccata subita, nella notte di mercoledì, dal bar Ruota di via Isonzo dove alcuni ignoti hanno rubato alcune stecche di sigarette. «L'impatto emotivo è forte - prosegue Nogara -, ma sono sicuro che due rapine del genere nella stessa giornata siano solo una coincidenza. Questo, però, non autorizza nessuno a stare tranquillo e infatti al Prefetto chiederemo una riunione del Comitato provinciale per la sicurezza perché credo che lo Stato debba dare delle risposte agli amministratori locali». Che, per quanto riguarda Mariano, non arretrano di un passo circa la richiesta di un Commissariato di polizia: «Rilanceremo la proposta non solo perché ci crediamo e per questo abbiamo destinato anche consistenti fondi, ma perché ritengo che ormai sia evidente che questa parte del territorio lariano abbia bisogno di un maggior presidio». E la risposta non può essere quella del terzo turno dei vigili che il comune sta cercando di attivare: «La polizia locale non deve svolgere compiti che sono demandati alle altre forze di polizia, ma è evidente che nel nostro piccolo cerchiamo di mettere in campo tutti gli sforzi possibili».
Devono ancora riprendersi dallo choc, invece, Elisa Di Vincenzo e Marzia Mitta, titolari dell'oreficeria Silva che intorno alle 15,30 di giovedì ha subito una rapina a mano armata: «Ad aprire il negozio è venuta da sola la mia socia perché essendo incinta di 6 mesi avevo una visita in ospedale - spiega Elisa Di Vincenzo -. Generalmente entriamo dal retro dove c'è una porta d'ingresso che permette di accedere all'androne delle scale della palazzina dove si trovano le due porte blindate del negozio. L'hanno sorpresa proprio lì: si è ritrovata con la pistola puntata alla schiena e l'unica cosa che è riuscita a dire è stato di non farle del male perché a casa aveva due bambine». A tendere l'agguato sono stati due uomini: «Uno di corporatura grossa, dall'accento meridionale e con sopracciglia molto folte - prosegue nel racconto -, l'altro più esile che è rimasto sempre in silenzio. Avevano il volto coperto da cappello e sciarpa: di più non sapremmo dire perché sotto la minaccia della pistola, la mia socia ha tenuto sempre il capo basso». Una volta entrati nel negozio, hanno costretto la donna ad aprire la cassaforte «facendo attenzione, però, a non essere ripresi dalle nostre telecamere di videosorveglianza interne in funzione 24 ore su 24: ci hanno portato via parecchie cose di valore, ma l'inventario per capire a quanto ammonti in termini economici, dobbiamo ancora completarlo». Innegabile che adesso ci sia tanta paura: «Prima di sapere della rapina in banca - conclude Elisa Di Vincenzo -, pensavamo di essere un caso isolato, ma visto quanto è successo in via San Francesco, la sensazione provata è stata quella di essere state catapultate nel Bronx».

l.barocco

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