Lunedì 20 Dicembre 2010

Cantù invasa dai baby campioni
In mille a tirare a canestro

CANTU' Il basket come una seconda famiglia. Dove crescere come ragazzi e come uomini. Con la riposta speranza di diventare campioni, nonostante le mille avversità. Compreso il tifo – a volte davvero eccessivo – dei genitori, magari convinti di avere in casa un novello Michael Jordan. Obiettivi umani e sportivi, per il Progetto Giovani Cantù. Nella città dei mille canestri, dove il ferro e il tabellone svettano sui muri dei cortili, si comincia da piccoli: dai sei anni in poi. Nei migliori dei casi, si può rimanere nella Pallacanestro Cantù per altri quindici anni, con la serie A1 sempre lì. Domenica, festa grande di sport al palazzetto Parini. Con centinaia di ragazzi del vasto vivaio della Pallacanestro Cantù: fra tutti, un migliaio di presenti, divisi tra tribuna e parquet. Dalle 19, applausi in clima da feste natalizie per tutti. Anche dal magic quintet della serie A, sul tavolo a bordo campo come amici e giurati d'eccezione. 
Animazione scatenata, tra musica e sport. Il primo gioco, con i bambini del minibasket: il «fulmine» sotto canestro, in fila indiana, dove vince il miglior cecchino da tiro libero. E poi, i più grandicelli, patiti a puntino per il palazzetto Pianella, quasi sempre con una cultura supplementare Nba. Balzati nell'aria a emulare le star americane, con le spettacolari schiacciate a canestro. Tra gli intermezzi, divertenti stacchetti di arlecchini elettronici in stile Alberto Camerini, e altri simpatici musicarelli. Fuori programma, la schiacciata con il sorriso di Urbutis e i voti di Mazzarino, Marconato, Green e company. Tutti entusiasti nella veste di giurati per un giorno. Nei momenti conclusivi, la foto di gruppo a centro campo, tra un pallone a spicchi e l'altro. E auguri in stile «questi ragazzi hanno davanti un buon futuro». Da segnalare, anche il momento dei papà, scesi a sfidarsi in campo.
Prima di tutto, il saluto iniziale di Antonio Munafò, responsabile del Progetto Giovani Cantù. «Siete in tanti a partire, sono pochissimi quelli che arrivano – la constatazione di Munafò – ma anche a vedere chi c'era prima di voi, negli Anni Sessanta, devo dire che tanti di loro sono diventati dottori, avvocati e architetti. Allenate anche la vostra mente e il vostro cuore». Munafò, tra tiri e schiacciate, trova il tempo di un approfondimento sul tema. «Mi sembra di essere al Parini negli Anni Sessanta – dice – quando Arnaldo Taurisano diede la prima impronta. La pallacanestro è senz'altro nel sangue dei canturini. La speranza è di rivivere quelle emozioni».

r.foglia

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