Anche l'università senza carta
"Studenti, portatela da casa"

Sono rimasti tutti senza carta: dalle scuole elementari, anzi primarie come le ha ribattezzate la riforma Gelmini, fino all'università.

COMO Sono rimasti tutti senza carta: dalle scuole elementari, anzi primarie come le ha ribattezzate la riforma Gelmini, fino all'università (che per ora si chiama ancora così). La crisi non fa differenze di ordine e grado. Se da un paio d'anni i genitori di bambini in età scolare hanno fatto l'abitudine a sentirsi chiedere «non avete per caso una risma di carta da portare a scuola?», gli universitari non erano ancora preparati alla novità. Così qualcuno ha protestato quando la facoltà di Giurisprudenza ha esposto un avviso di questo tenore: «Si informano i signori studenti che per utilizzare le fotocopiatrici ubicate al piano 3° e/o le stampanti dell'aula informatica è necessario dotarsi di propria carta per riproduzione». Va precisato, però, che anche se sul documento figura l'indirizzo «via Sant'Abbondio 9, Como», la suddetta prescrizione al momento vale solo per i corsi "sdoppiati" nella sede varesina. Ma non c'è da rallegrarsene: al chiostro non hanno esposto l'avviso semplicemente perché lì non ci sono né fotocopiatrici né stampanti a disposizione degli universitari. Tranne una gestita dai medesimi attraverso l'associazione L'Aquila.
Da Varese un ragazzo ha postato un invito alla «protesta pacifica» sulla bacheca del gruppo di Facebook «Ricercatori e studenti Insubria»: «1000 / 1200 euro di tasse per portare la carta da casa?! + i soldi della tessera fotocopie: ma andate a...», scrive Andrea Santori Podda. Da Como uno dei rappresentanti, Federico Gilardoni, risponde che qui non c'è neanche una stampante «eppure non ci lamentiamo». Però riconosce che «il problema è sentito» e avanza un proposito per il 2011: «Speriamo di riuscire a risolverlo, come rappresentanti, in collaborazione con l'associazione L'Aquila e con l'ateneo». E ammette anche che essere qui, nel 2010 (ormai agli sgoccioli), a parlare di «un'università che non ha ancora le stampanti», appare piuttosto paradossale.
Ma finora come hanno fatto gli studenti di Giurisprudenza quando si sono trovati nella necessità di fotocopiare la pagina di un libro piuttosto che si stampare una ricerca fatta sul computer? «Prima bisogna fare una premessa - risponde Gilardoni -: il sistema bibliotecario di ateneo ha delle fotocopiatrici, utilizzabili dagli studenti previo acquisto di tesserine da 5 o 10 euro. Solo che per noi di Giurisprudenza, che frequentiamo le lezioni a Sant'Abbondio, risultano lontane, trovandosi la biblioteca di facoltà in via Oriani. Per fortuna, l'associazione L'Aquila ha deciso di tenere nella propria sede una fotocopiatrice/stampante, con la quale, sempre per mezzo di una tessera, è possibile non soltanto fare le fotocopie ma anche stampare i documenti». Per agevolare i ragazzi, l'ateneo ha installato un programmino sui computer dell'aula informatica che consente di trasformare tutti i file in pdf, per poterli mettere su una chiavetta e portarli nel locale dell'Aquila.
«È assurdo - insiste Gilardoni - che si perda tempo a parlare di questi problemi, quando l'università ne avrebbe ben altri». D'altro canto è dalle piccole cose che bisogna cominciare. E se non ci sono i soldi per dare corpo al progetto ventennale del campus, non è così scontato che si trovino almeno quelli per comprare delle stampanti: «Cercheremo di creare un servizio aggiuntivo o di potenziare quello dell'Aquila - promette il rappresentante -. Ma non possiamo picchiare i pugni sul tavolo con la facoltà, quando gli stessi uffici riciclano la carta».
Pietro Berra

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