Mercoledì 12 Gennaio 2011

Cesare Cattaneo, architettura ricerca
di un'armonia dettata dallo spirito

La pubblicazione in due densi volumi, da parte dell'Archivio Cattaneo, di tutti gli scritti di Cesare Cattaneo, offre per la prima volta l'eccezionale opportunità di porre a confronto interventi pubblici, idee, propositi, gestazione di progetti effettuati in tempi e occasioni diverse. E per la prima volta è dato di penetrare fin nei recessi del pensiero del geniale architetto comasco, palesato in una scrittura limpida con venature di reattiva emotività. Appare evidente l'approfondita conoscenza in ogni ragionamento di una metodologia filosofica di ascendenza kantiana, sorretta da una fede cristiana profonda, rigorosa, fidente. Filosofia dunque che vale da sistema raziocinante, religiosità quale alimento spirituale che influisce su ogni comportamento, su qualunque tema che si presenta nell'attività professionale o nella vita quotidiana in genere. Tutto è importante, frutto di scelte consapevoli ma rispettose dell'organica compostezza di un mondo dove vibra l'intelligenza segreta di chi l'ha creato. «Nulla appare invano e non tutto ciò che è appare realmente», suggerisce un postulato della fenomenologia di Husserl, che il comasco conosceva bene.
La coscienziosità di Cattaneo è tale da non permettersi nessuna distrazione nel calcolo delle proporzioni, nella distribuzione degli spazi, nell'armonizzare gli elementi della costruzione edilizia, nell'orientamento della luce, nell'equilibrio fra interno ed esterno. Lo rammenta nell'affettuosa prefazione ai volumi Carlo Bassi, che opportunamente descrive «l'immersione totale» dell'artefice nell'atto dell'ideare e quindi realizzare i progetti, curando i minimi dettagli, dagli schizzi ai disegni esecutivi, con una meticolosa pazienza che assurge alla solenne austerità di un rito. L'architettura diventa un percorso di ascesi, una ricerca di perfezione non soltanto formale, che travalica perfino la stessa architettura facendola confluire in una sinfonicità espressiva che comprende altri linguaggi, l'intero patrimonio comunicativo dell'artista. Il concetto è condensato nel termine di "polidimensionalità", impulso «a cercare nella materia un denominatore comune, ovvero i rapporti e le associazioni di idee che, composti per passaggi e determinazioni successive, piramidalmente salgono all'unità». Non è una semplice poetica, ma proprio una teoria filosofica, che, paradossalmente cerca di cogliere la semplicità attraverso un procedimento complesso. Al vertice si colloca l'Uno, il Primordio, la matrice suprema dalla quale ogni cosa nasce e ritorna, il modello al quale bisogna aspirare rinunciando alle misere velleità individualistiche per raggiungere una moralità collettiva più elevata di comportamento «dove gli atti e i pensieri siano retti da una totale coerenza». Inseguendo nell'operare un'essenzialità ascetica di tratti, un'armonia sublime di proporzioni che non segue tanto le coordinate della geometria euclidea o l'applicazione del "numero d'oro" del Ghyka - mito del funzionalismo razionalista - ma un insieme di tendenze, e di bisogni intimi, designati prettamente dallo spirito.
Si capisce da questa premessa ideale, così impegnativa, quasi monastica, la strenua difesa che Cattaneo fece della pittura astratta, ritenuta parte integrante della visione "polidimensionale" ma unificante del processo creativo, quale emerge dalle pagine del libro "Giovanni e Giuseppe", un dialogo che in realtà è un monologo, anche se alcune dissertazioni teoriche in seguito a domande che già sottintendono le risposte richiamano gli incontri con gli artisti amici Radice e Rho. Il primo soprattutto, credente come lui anche e forse soprattutto nell'esercizio dell'arte, non impegnato politicamente al pari di Terragni, che distillava nell'urbanesimo un'utopia di riscatto sociale: e con Radice compose la fontana di Camerlata e progetti di chiese in cui prevale il concetto di circolarità, palese metafora del tempo infinito, omaggio all'eterno. Allo stesso modo ebbe corrispondenza di idee con il teosofo Franco Ciliberti, poetico celebratore della "primordialità", anche se la sua fermezza nell'interpretare la sacralità cattolica in quanto equilibrio (e non "compromesso", precisava) tra il trascendentale e il terreno, dissentiva dall'assolutismo neoplatonico dell'amico, imbevuto di teorie orientalistiche e convinto del «perpetuo rinnovarsi idealistico dello spirito creatore».
La più convincente dimostrazione teorico/pratica di un simile atteggiamento di fronte all'esercizio della professione, e per esteso alla vita, è nel rifiuto costante a cedere alle lusinghe del guadagno facile o all'assuefazione a formule artistiche ritenute superate (sorprendente è la condanna dei "pigri borghesi" che si gingillano con i melodrammi o la tradizionale pittura di genere). Ma la si trova soprattutto nel suggestivo progetto della Casa-Famiglia, che si espande orizzontalmente mantenendo un nucleo centrale fisso, il  luogo affettivo dove si ci si ritrova attorno al desco oppure si prega, e tanti addendi da aggiungersi quando i figli aumentano. È il seme della società e insieme il baluardo di chi l'alimenta, che Cesare Cattaneo delinea, propugna e difende fino a pochi mesi prima di spirare, il 24 agosto 1943, lavorando, scrivendo e meditando fra le ristrettezze e le angosce di un conflitto mondiale che sembra non finire mai. Un anno dopo, se ne andrà anche Terragni, come lui non ancora quarantenne. Nessuno dei due vedrà l'Italia scrollarsi di dosso a fatica le macerie, materiali e morali, della guerra.

Alberto Longatti


"Scritti di architettura" I due volumi di Cesare Cattaneo (pp. 211 e 150, € 20) con una testimonianza di Carlo Bassi, redazione e grafica Alessia Butti, sono pubblicati dall'Archivio Cattaneo di Cernobbio (Como) e verranno presentati il 19  gennaio alle 18 nella biblioteca di Como da Pierre-Alain Croset

b.faverio

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