Lunedì 24 Gennaio 2011

Una spruzzata d'ozono
per lavare frutta e verdura

In tavola, mele e arance disinfettate e sane. La strada alternativa all'uso di pesticidi passa da Como. E' un'idea lariana la realizzazione di un impianto ad ozono progettato per disinfettare frutta e verdura, eliminando alla radice l'uso di trattamenti chimici.
«Una mela subisce 20 trattamenti chimici, quando è ancora sulla pianta, e un trattamento nelle celle frigorifere per bloccare il processo di maturazione - spiega Cesare Catelli, laureato in Scienze Biologiche, amministratore e direttore della “Pc Engineering”, pronta a lanciare sul mercato l'impianto - Sono troppe le sostanze chimiche, utilizzate in campo agricolo per la crescita e la conservazione di frutta e verdura». Dunque, l'ozono come via d'uscita all'uso esagerato di pesticidi e come gancio per aprirsi un varco nel mercato. Una soluzione vista di buon occhio anche dalla Comunità Europea, che, in materia, sta stilando una lista di prodotti chimici vietati, perché cancerogeni per la salute dell'uomo.
L'azienda, nata nel maggio scorso e trasferita a Comonext, nel Parco Scientifico Tecnologico di Lomazzo, è costituita da tre persone. «Se la macchina vende, assumeremo personale. Ad oggi, abbiamo due vantaggi: l'utilizzo di laboratori attrezzati e il costante contatto con l'Università agli Studi Insubria di Varese e l'Università della Tuscia a Viterbo». «A Comonext ci sono molte possibilità di contatto e di sperimentazione delle proprie idee. Vorrei che il polo avesse maggiore visibilità, per dare alle aziende insediate qui, più occasioni di confronto con altre realtà innovative». A parlare è Valentina Livio, 36 anni, che lavora per “PC Engineering”, sbarcata a Comonext.
La neo impresa, ad ottobre, ha vinto un premio come idea più innovativa nel settore della logistica e della conservazione di alimenti, in occasione del “Macfrut”, la fiera internazionale di settore, organizzata ogni anno a Cesena. La piccola impresa, nel suo business plan, prevede un investimento di circa 100 mila euro nei primi due anni, con una previsione di fatturato per il periodo successivo di circa 400 mila euro. L'impianto è venduto ad un costo di 10 mila euro e viene proposto alle aziende in sostituzione del costo fisso per l'acquisto di prodotti chimici, valutato attorno ai 5 mila euro annui. Il mercato di riferimento è italiano, dove c'è la più alta percentuale di produttori di frutta e verdura biologica di tutta Europa. Come reagiscono i potenziali clienti alla proposta di innovare il processo di produzione, in versione “green”? «Quelli attenti alle normative ambientali sono interessati a mettere in cantiere la spesa di acquisto della macchina – conclude Catelli -. Chi fa grossi volumi e lavora sulla quantità è più scettico. La macchina, rispetto ad altre già esistenti, ha una marcia in più: possiamo controllarla in rete e intervenire in caso di cattivo funzionamento. Attualmente le macchine ad ozono sono manuali. Anche l'utilizzo dell'ozono non è nuovo. Ma i grossi colossi industriali chimici ne hanno sempre bloccato l'uso. In questo senso, sappiamo che non sarà facile far passare il nostro prodotto».
<+G_FIRMA>Sara Della Torre

e.conca

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