Mercoledì 26 Gennaio 2011

Il cugino parroco
difende Berlusconi

LOMAZZO «Queste vicende calunniose mi hanno profondamente ferito, amareggiato oltre che disgustato, pensando come è possibile che qualcuno possa architettare ad arte tali vergognose accuse solo per diffamare una persona buona come Silvio». Parole dure contenute, stando all'agenzia ApCom, in una intervista a don Andrea Livio, il parroco di Brolo San Vito, che il settimanale «Chi» pubblica oggi in un servizio dedicato alla vicenda Ruby - Berlusconi.
Don Andrea è cugino del premier e sedeva alla sua destra in occasione del pranzo di Natale a casa Berlusconi come testimoniato anche da una fotografia pubblicata nelle scorse settimane sempre dal settimanale diretto da Alfonso Signorini.
Un'immagine che in città aveva suscitato curiosità: in molti avevano notato la somiglianza tra l'uomo vestito di scuro seduto accanto al presidente del consiglio e il parroco di San Brolo, ma in pochi erano a conoscenza della parentela. Legame suggerito dalla didascalia a corredo della grande foto e confermata martedì scorso al nostro giornale dallo stesso don Andrea che però evitava di aggiungere commenti. «Non c'è niente da dire - diceva al cronista - onestamente non capisco proprio per quale motivo vi interessi».
Salvo poi concedere una intervista al settimanale Chi che, spiega la nota di agenzia, continua ad occuparsi del caso Ruby e a dare spazio a voci a favore del presidente del consiglio specificando come questa volta tocca al cugino del premier, don Andrea Livio appunto.
«Sono sicuro - aggiunge il sacerdote sulle pagine del settimanale - che non ha fatto nulla di quello di cui si parla. Troppi personaggi lo vogliono colpire e screditare agli occhi di tutti gli italiani, che lui ama e porta nel cuore».
Il sacerdote, infine, risponde a una domanda sulle donne che, nell'inchiesta giocano un ruolo importante: «Tutte le creature del Signore sono create buone, Dio si ritrova nell'uomo e nella donna, ma come diceva il cardinal Schuster "le donne sono come le api: fanno il miele, ma possono pungere».
Questo mentre un altro sacerdote, il cardinale Angelo Bagnasco, affermava che «Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci - veri o presunti - di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine. In tal modo, passando da una situazione abnorme all'altra è l'equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l'immagine generale del Paese».

f.angelini

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