Venerdì 04 Febbraio 2011

Errore al catasto
sparita mezza provincia

COMO Mezza provincia di Como è sparita dalle mappe catastali dell'Agenzia del Territorio: notai, ingegneri, architetti, geometri, agronomi, periti edili e periti agrari parlano di «un grande pasticcio», mentre raccattano carte tra i clienti e si recano ogni giorno nel palazzo di via Italia Libera a dimostrare che una casa esiste e un terreno è stato frazionato. Finora, secondo una stima, in 400 hanno già fatto la spola tra il cliente, l'ufficio e il Catasto: sarà anche un modo per muovere l'economia fondata sulle scartoffie, proprio quelle che si volevano eliminare, ma a nessuno piace sborsare un migliaio di euro per la resurrezione di un bene che non è mai morto. Secondo gli episodi raccolti, l'ampliamento di un oratorio non è mai avvenuto, in planimetria è ricomparso l'edificio originario; un signore che ha accatastato la villa appena costruita nel mese d'agosto, il 21 gennaio è andato a chiedere un estratto mappa e sulla cartina c'era ancora il terreno intonso. A proposito di terreni: in provincia di Como, non ci sono le grandi proprietà fondiarie, ogni pezzo di terra è suddiviso tra molteplici proprietari. Invece, su alcune mappe, sembrano tornati i tempi dei latifondisti: mai esistite particelle. Di più: la città e la provincia di Como sono terre di confine e i confini si spostano, per effetti dei movimenti idrogeologici. Ogni tanto, infatti, vengono rivisti dall'Istituto geografico militare che riposiziona i termini. C'è chi ha scoperto che una striscia del proprio terreno è segnata di nuovo in Svizzera. «Fosse una striscia - sospira il professionista - sulla planimetria, c'è un buco».
Effetti dell'informatizzazione delle mappe catastali: la Sogei, la società generale informatica dal 26 novembre al 10 dicembre 2010 avrebbe dovuto aggiornare le mappe con un'operazione di «bonifica» in termini tecnici, cioè una ripulitura. Tutti contenti: sarebbe stata l'occasione, tra l'altro, per mettere a posto le x. Infatti, per un serie di problemi del passato, edifici comaschi non erano contrassegnati dall'idoneo numero subalterno, ma da una x, con difficoltà di identificazione dell'immobile. Ma tutti sapevano pure che i dati  lavorati in quei 15 giorni sarebbero stati persi, per poi essere recuperati. Ma quando la Banca Dati tornò in funzione il 7 gennaio, con ritardo di quasi un mese, risultò che una rilevante quantità di dati è andata persa. Rilevante è l'aggettivo utilizzato dallo stesso direttore dell'ufficio provinciale di Como dell'Agenzia, in una lettera spedita a tutti gli Ordini professionali. Risultato: c'è chi invoca Maria Teresa d'Austria e il suo catasto del 1.700. Era perfetto e si presta tuttora al confronto con le cartografie satellitari: sovrapponendo il Catasto Teresiano con quello satellitare, si rilevano edifici e modifiche nel frattempo intervenute. Adesso è il caos: chi sulle mappe ha perso la casa e chi ha guadagnato il terreno, ma il reinserimento non avviene in automatico, perché nessuno può sapere che cosa è andato perso.  E' necessario presentare istanza per la rettifica e la correzione dell'errore riscontrato e lo si riscontra nel momento in cui si chiede la mappa catastale, indispensabile in caso di compravendita o di variazione delle rendite e di verifica di conformità dell'immobile. «Emersione delle case fantasma per assoggettarle a tassazione? Nel Comasco è avvenuto il contrario: le hanno immerse», scherza un professionista. Si fa serio:esorta la Sogei a ricaricare «il cervellone», come fanno ogni sera tutti i professionisti, quando salvaguardano i dati per obbligo di legge. L'operazione si chiama «backup», ripristino. Perché non si può fare?
Maria Castelli

a.savini

© riproduzione riservata

Tags