Martedì 15 Febbraio 2011

Cantù, l'invasione di Torino
"Eravamo in duemila"

CANTU' L'orgoglio sopra l'amarezza, la gioia alternata alla disperazione. «Ho pianto tutta la notte, meglio che non dica nulla», le quattro parole in croce della ragazza con gli occhi biancoblù. Il giorno dopo Cantù-Siena, finale di Coppa Italia - persa verso la fine, ma giocata alla grande - anche lei mette dentro la testa al bar Senso Unico, il covo degli Eagles, cento metri in linea d'aria dal Pianella di Cucciago. Terapia di gruppo. Tutti ritornano alle immagini di ore indimenticabili, dense di emozioni. Con la convinzione di essere soltanto all'inizio di una meravigliosa avventura. Un nuovo ciclo di vittorie.
La partita di domenica, il sogno di portare a casa la Coppa Italia, resterà nella memoria degli Eagles, la tifoseria sesto uomo, sempre in campo con la squadra. Più di 600, partiti dopo pranzo alla volta di Torino, con cinque pullman e decine di auto private. Senza contare i mille e passa che da Cantù si sono mossi a tutte le ore, con gli amici, per inforcare l'autostrada e prendere posto al Palaolimpico. «Non avete idea della festa che ci sarebbe stata, avevamo ordinato un po' di cose - dice Francesco "Juary" Morabito, una delle anime della curva - ma la faremo, la festa, vedrete. E' l'inizio di un ciclo. Siamo il pubblico migliore. Superiore a tutti. Ringraziamo uno ad uno tutti quelli che c'erano».
"Chicco" Tagliabue riguarda la partita in replica. «Come tutti gli Eagles, sono orgogliosissimo. L'apporto del pubblico è stato incredibile. Tutta la società sta facendo un lavoro ottimo. Certo che se agli altri non davano gli aiutini... Domenica ero amareggiato. Adesso, a rivedere l'incontro, sono un po' più arrabbiato. Ma Cantù sta tornando grande. Si sta muovendo qualcosa».
Luciano Zanfrini si attacca a Facebook e scrive il suo pensiero: «La consapevolezza della forza del nostro gruppo mi dà la forza per andare avanti. Ma devo ammettere che sono ancora "più che sotto" da ieri. Nella mia visione "ingenua" della vita, credo sempre che per avere una cosa basta meritarla. E questa coppa, io, noi, e tutta Cantù ce la meritavamo davvero».
Tra i tifosi, anche Claudio Vassallo. «Speranzosi fino all'ultimo - racconta il percussionista della curva - un po' delusi, ma predomina l'orgoglio. L'idea era di tirare il colpaccio. Il gruppo ci ha creduto. Anche noi abbiamo provato a dare la spinta. La squadra si è comportata come un gruppo di amici. Stupendo».
E se mezza Cantù era a Torino, al Senso Unico c'era comunque un centinaio di persone, a vedere la pallacanestro in televisione. «Giovani, ragazzi, pensionati - elenca l'altro Francesco Morabito, "Ciccio" -: esultanza a ogni canestro, qualche coro». Al bancone, Luca "Mug" Bianchi, rientrato dal Piemonte. «Questa partita sarà sempre nel nostro cuore». Lo dice senza voce. Ai cori non si comanda.

m.butti

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