Mercoledì 16 Febbraio 2011

"Stiamo tentando di resistere
all'invasione di finestre di Pvc"

LIPOMO (mgdv) La “Molteni Carlo & C.” di Lipomo sta su mercato da quattro generazioni ed è decisa a tener duro, «a non cedere a quell'invasione di finestre in pvc che – dice Marco Molteni – ci hanno fatto crollare del 50% il fatturato». Da sempre la sua azienda, fondata dal nonno Paolo nel 1918 e rifondata dal padre Carlo nel 1940, progetta e costruisce serramenti e arredi su misura. Ma è nel 1985, con l'ingresso suo e dei suoi fratelli, che partono crescita e innovazione.
L'artigiano sta facendo tutto quello che le associazioni di categoria chiedono alle piccole imprese che vogliono opporsi alla crisi: sta attenta all'ambiente e usa tecnologie ecocompatibili nella costruzione dei suoi serramenti, fa rete con altre aziende artigiane nella zona per realizzare insieme progetti che consentano di risparmiare e sperimentare nuove tecnologie, migliora la sicurezza dei lavoratori, diventa partner dei propri fornitori verso i quali ha sempre onorato ogni scadenza di pagamento facendone un punto d'onore, e pratica pure quella responsabilità sociale che aiuta qualche associazione della sua zona. Ma nulla di tutto ciò serve ad arginare «l'ondata di tir pieni di finestre in pvc – dice Molteni – che arrivano da tutt'Europa e invadono quello che è sempre stato il nostro mercato principale. A causa della crisi – spiega - i clienti che prima cercavano la qualità ora devono adeguare le loro esigenze al minor costo delle finestre sintetiche. Sono prodotti austriaci o altoatesini non sempre scadenti, ma messi in mano a rivenditori che li mettono sul mercato a prezzi inadeguati alle esigenze dei produttori. Sono speculatori a cui non importa nulla della salute delle imprese».
Ma ad arrendersi non ci pensa proprio, anche se la crisi nel giro di un anno gli ha fatto perdere  quattro dei suoi sei dipendenti che aveva nel 2010. «Non svenderò mai – dice – i miei prodotti. Abbiamo investito moltissimo per ristrutturare l'azienda, darle nuova immagine, cercare soluzioni di lavoro meno pesanti per il personale dotandoci di nuovi macchinari e nuovi cicli produttivi. Ora stiamo reagendo, abbiamo deciso di muoverci su Paesi più recettivi dove i prodotti di qualità sono richiesti». E spiega che la sua nuova frontiera è molto vicina, appena al di là del confine ma, per certi aspetti, in un altro mondo. «In Svizzera – dice – stiamo trovando nuovi canali di vendita, ma abbiamo deciso di ampliare la nostra ricerca su altri mercati. Siamo fermamente intenzionati a non sprecare tutti i forti investimenti fatti, e a recuperare su ordini e, soprattutto, dipendenti».

a.savini

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