Mercoledì 23 Febbraio 2011

Soltanto un concerto a Cantù
per i 150 anni dell'Unità d'Italia

CANTU' Considerando che si tratta di un appuntamento che si celebra una volta ogni secolo e mezzo, il concerto di una banda cittadina – pur con il massimo rispetto per la banda in questione – pare davvero poca cosa. Ancor di più considerando che in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, Comuni molto più piccoli di Cantù - come Senna Comasco, Figino Serenza o Cucciago - hanno invece in programma fitti calendari e iniziative di tutti i tipi, dalle rievocazioni storiche ai concorsi musicale alla Notte del tricolore. Tanto che i consiglieri comunali sono arrivati persino ad avanzare l'ipotesi provocatoria di pagarla di tasca loro, un'iniziativa per rimpolpare i festeggiamenti, usando a questo scopo il proprio gettone di presenza.
Solo pochi giorni fa il Consiglio dei ministri ha stabilito che il 17 marzo sarà festa nazionale, per celebrare l'Italia unita, e lunedì sera in apertura di consiglio comunale il capogruppo del Pdl Ciro Cofrancesco ha chiesto ufficialmente al sindaco Tiziana Sala quali siano le intenzioni dell'amministrazione in merito alla ricorrenza. Domanda porre la quale davanti all'assemblea tutta ha un significato ben preciso, visto che la risposta era già nota. Ovvero, come spiegato dal sindaco Tiziana Sala, al momento in programma c'è, proprio per il 17 marzo, un concerto della banda cittadina La Cattolica nel teatro comunale di San Teodoro dal titolo “Viva l'Italia”, con un' animazione storica a cura del Carnevale canturino. Un po' troppo scarna, come prospettiva, per i pidiellini. Bastevole, evidentemente, per il Carroccio, che a livello nazionale ha espresso la propria forte contrarietà per questo giorno di festa in tutta la penisola. «E' decisamente troppo poco – il giudizio di Vittorio Spinelli di Ulivo per Cantù – Serve maggior rispetto per una simile ricorrenza che, al di là di ogni retorica, ci ricorda le origini del nostro paese. Se la maggioranza non farà altro, ci muoveremo noi». E le idee sul piatto già ci sono, a partire da quella di tingere di bianco rosso e verde il campanile di San Paolo con dei drappi. E poi, appunto, quella, che lo stesso Cofrancesco appoggiava, di utilizzare il gettone di presenza dei consiglieri. Un'elemosina «piuttosto penosa» però, secondo Claudio Bizzozero di Lavori in corso: «E' molto triste che a Cantù si buttino 9 mila euro per feste celtiche che restano deserte e poi non si trovino fondi per celebrare l'Unità d'Italia, simbolo di un valore universale quale l'abbattimento delle frontiere. Non mi stupisco troppo, però, perché la Lega si trova a festeggiare suo malgrado, facendo buon viso a cattivo gioco visto che non può ammettere di far parte del governo di un paese che in realtà vorrebbe smembrare. E se ne avrà il potere, in futuro, lo farà. Vorrà dire che per celebrare il 17 marzo andrò in uno dei Comuni vicini».

l.barocco

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