Martedì 08 Marzo 2011

Cantù, cittadino denuncia:
"Abbandonato su una barella"

CANTU' Quando si è sentito dire che avrebbe dovuto essere felice del fatto che si era riusciti a salvargli la gamba, ha avuto un sussulto. E quell'attesa spesa al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Antonio Abate gli è parsa insopportabilmente lunga, più ancora del dolore patito. Tanto da decidere di prendere carta e penna e segnalare la propria esperienza. Esperienza di cui a giorni di distanza, con quei brutti momenti ormai alle spalle, Silvano Scotti non riesce a darsi pace. Anche se in via Domea la vedono in maniera molto diversa, per non dire completamente opposta. Tutto comincia il 23 febbraio scorso, quando l'uomo, che si trova al lavoro, comincia a sentire un dolore fortissimo alla gamba, tale da fargli decidere, tornato a casa, di chiamare il 118 per venire trasportato al Sant'Antonio. «Una volta arrivato al pronto soccorso - scrive Scotti - mi sono ritrovato letteralmente parcheggiato su una barella in attesa che qualcuno si accorgesse di me. Nel frattempo ogni volta che passava qualche infermiere io chiamavo e la mia gamba era ormai diventata di colore viola. Solo dopo circa un'ora un addetto si è accorto dei miei continui lamenti». A quel punto in pochi istanti avviene la visita da parte del medico e quindi in trasferimento al Sant'Anna di Como, dove entrerà in sala operatoria per uscirne qualche ora dopo. Con la gamba salva e l'emergenza risolta. Emergenza della cui gravità né lui né la moglie si erano pienamente resi conto fino ad allora. «Perché questo lassismo davanti al un caso da 118 come il mio? - domanda Silvano Scotti - Forse ci si abitua troppo con facilità a vedere che parecchie persone scelgono di passare la giornata al pronto soccorso per motivazioni più che banali. Sarebbe forse sufficiente mettere del personale più capace di riconoscere quali sono i casi degni di più attenzione e quali meno». Dal Sant'Antonio, però, arriva una ricostruzione dei fatti differente. «Siamo davvero molto spiaciuti che il paziente abbia avuto questa brutta impressione - dice la direttrice sanitaria dell'ospedale canturino Patrizia Figini - ma i tempi relativi alla sua permanenza in pronto soccorso, tempi certi che ho consultato, non la avvalorano in nessun modo». L'ingresso nell'unità operativa d'urgenza di via Domea, prosegue, risale, referti alla mano, alle 14.28, e la chiamata dell'ambulanza che ha trasportato Silvano Scotti al Sant'Anna a Como alle 15.28. Un'ora, è vero. Ma non di inutile attesa, rimarca Figini: «Dopo l'ingresso in pronto soccorso è stato effettuato il  triage, quindi l'anamnesi, la valutazione di tutti i parametri, gli esami necessari. Se ci sono stati tempi morti, sono stati solamente i 10 minuti trascorsi tra la visita infermieristica e quella medica, al termine della quale, visto che la situazione era evoluta, è stato deciso il trasferimento. Ad accompagnarlo al Sant'Anna è stata la stessa dottoressa presente al pronto soccorso, proprio per non perdere inutilmente tempo, che ha poi atteso il termine dell'operazione per conoscerne l'esito». Un'ora ricostruita attraverso la cartella clinica, minuto per minuto, esame per esame. Ma per Silvano Scotti quel pomeriggio è stato un altro. Terribile.

l.barocco

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