Sabato 12 Marzo 2011

Addio Nilla Pizzi
regina di Sanremo

L'ultima volta l'avevamo vista sul suo palco naturale, quello
del Festival di Sanremo, l'anno scorso: alcuni parlarono del
grande ritorno della regina della canzone italiana ma,
purtroppo, non fu così, anzi. Si trattò di un'esibizione del
cinismo televisivo, così distante dallo stile di una donna
antica fin dal nome di battesimo, Adionilla, lasciata sola nel
mezzo del palco dell'Ariston che deve esserle sembrato
immenso, accecata dalle lampade di scena e dai flash dei
fotografi mentre tentava, quasi novantenne, di rammentare i
testi dei suoi successi. Il Festival che la vide trionfare con
“Grazie dei fiori” nel 1951 era ben altra cosa, quasi una
faccenda privata vissuta tra i décor liberty del Casinò di
Sanremo, lei così insuperabile da arrivare sia prima che
seconda e, l'anno dopo, prima, seconda e terza. Lei,
naturalmente, era Nilla Pizzi, scomparsa oggi a
Milano a 91 anni, l'annuncio dato dal suo agente, Lele Mora
(e anche in questa frase c'è tutta la storia del cambiamento
del mondo dello spettacolo in sessant'anni). Nata a
Sant'Agata Bolognese, come si suol dire “di umili origini”,
figlia di un contadino e di una sartina, un destino, questo,
che sembra attendere anche la giovane che, però, è
graziosa e mentre lavora come collaudatrice di apparecchi
radiofonici alla Ducati (ascoltando, così, le belle canzoni
dell'Eiar) vince un concorso di bellezza. L'emittente
nazionale, in piena epoca “fassista” (siamo nella rossa
Emilia) dopo averla ingaggiata non le consente di cantare:
troppo provocante e sensuale la sua voce. Lei, del resto,
anni prima degli scandali di Mina, si farà notare anche per
le relazioni sentimentali: un marito inghiottito dalla Seconda
Guerra Mondiale, si lega all'orchestra di Cinico Angelini e al
maestro, prima della chiacchieratissima storia d'amore con
il collega Gino Latilla che, per lei, tenta perfino il suicidio.
Sono anni di successi perché molti non ricordano che Nilla
era già popolarissima prima del ‘51 grazie a canzoni che
spaziano da La raspa a Quizas quizas quizas. È
indubbio che la consacrazione definitiva arrivi da Sanremo:
una vittoria che suona quasi una condanna. Quando, al
terzo Festival - dopo avere inanellato “hit” come Grazie dei
fior, Vola colomba e Papaveri e papere
-  la banale
“Campanaro” non ha medesima fortuna c'è già chi parla di
crisi. Quando arriva dietro al Modugno di Nel blu dipinto di
blu
nel ‘58 (con L'edera, hai detto niente) è considerata,
assieme a Claudio Villa, il simbolo di quanto la nuova
canzone italiana, quella degli urlatori e dei cantautori, vuole
spazzare via pure se l'anno dopo vince Canzonissima,
proprio con il Reuccio. Così gli anni Sessanta, Settanta e
Ottanta la vedono esibirsi in tutto il mondo ripetendo i grandi
successi ma con poche novità. Nell'ultimo periodo ha
alternato a conduzioni televisive (anche di Sanremo: era il
1981) sporadiche incursioni discografiche. La notizia della
scomparsa della cantante ha suscitato  cordoglio non solo
nel mondo dello spettacolo: messaggi sono arrivati dal
Presidente della Repubblica Napolitano (che l'ha definita
“sensibile  e popolare interprete della tradizione melodica
italiana”), del Senato Schifani (“una delle grandi
protagoniste della storia della musica leggera”) e della
Camera Fini (“La sua vittoria al Festival del 1951
rappresentò per la nostra Repubblica che muoveva i primi
passi, un simbolo positivo di ricostruzione popolare della
cultura italiana”). Messaggi da Maurizio Costanzo (che la
diresse assieme a Villa nel suo unico film da regista,
“Melodrammore”), Pippo Baudo, Gianni Morandi e anche da
Narciso Parigi: l'84enne cantante e attore che conobbe la
Pizzi a metà degli anni Quaranta grazie a Angelini ha
ricordato la presunta rivalità con Carla Boni, che sposò poi
Latilla: “In realtà erano amiche”.
Alessio Brunialti

c.colmegna

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