Lunedì 14 Marzo 2011

L'odissea di un canturino
18 mesi per un'operazione

CANTU'  Quando dalla stampa locale ha appreso la storia di un uomo che aveva dovuto attendere un anno e mezzo per un'operazione al setto nasale ha provato la canonica sensazione di mal comune. Ma nessun mezzo gaudio. Natale Foti, canturino di 63 anni, dall'ottobre del 2009 aspetta di finire sotto i ferri all'ospedale Sant'Anna per un intervento della stessa natura del paziente comasco. Operazioni chirurgiche che, non essendo urgenti, richiedono attese bibliche. Anche diciotto mesi, appunto.
La prima, di operazione, per quella difficoltà al naso che gli rende difficile respirare, «e sembra che abbia sempre il raffreddore» racconta Foti, risale al 2008. Il problema però si ripropone, e, nonostante tre ricoveri per cercare di risolverlo, si rende necessario un secondo intervento. E qui comincia l'attesa. «A ottobre del 2009 - spiega - mi misero in lista per l'intervento. Qualche mese fa, a dicembre, visto che non ero ancora stato contattato ho chiesto spiegazioni, e mi è stato detto che mi avrebbero convocato per gennaio». Ma quella telefonata dal reparto di Otorinolaringoiatria dell'ospedale, che nel frattempo da via Napoleona è traslocato a San fermo, l'aspetta ancora. «So che non si tratta di una patologia grave, fortunatamente - sottolinea - e che non è un'urgenza, però dopo tante sollecitazioni, vorrei quantomeno che mi dessero una data, che fissassero l'operazione».
Un disagio confermato anche dal direttore sanitario del Sant'Anna Giuseppe Brazzoli: «Purtroppo sappiamo che esiste questo problema, che riguarda gli interventi di gravità minore rispetto ad altri. Il che non significa che questa situazione ci piaccia, ma esistono delle classi di priorità e operazioni per le quali si devono necessariamente garantire tempi differenti. Ora, con il nuovo blocco operatorio, stiamo rivedendo l'organizzazione per lavorare al meglio e risolvere queste difficoltà».
Il canturino Natale Foti - e molti altri pazienti come lui - attende però una data, quantomeno per porre fine all'incertezza dell'attesa. «Se gli era stato detto che sarebbe stato chiamato a gennaio - riconosce Brazzoli - ha tutto il diritto di avere una risposta. Il paziente deve contattare il nostro Ufficio relazioni con il pubblico, che si farà carico di capire, confrontandosi con il reparto, il perché di questa attesa. Ci rendiamo conto che attendere mesi, anche se per un piccolo intervenendo, è spiacevole, e per questo stiamo facendo tutto il possibile per risolvere la situazione».

m.butti

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