Mercoledì 16 Marzo 2011

Canturini rientrati da Tokyo
"Non hanno perso la calma"

CANTU' «A Tokio si sono avuti lunghi minuti d'angoscia. Ha tremato a lungo la terra. Hanno oscillato a lungo i grattacieli. Ma nessuno ha perso la calma. Noi abbiamo avuto paura, siamo rimasti impressionati da questa immensa forza della natura che si stava scatenando. Ma il comportamento dei giapponesi ha saputo ben presto rasserenarci. Hanno vissuto in maggiore apprensione i nostri genitori a Cantù». I due fratelli canturini Ilaria e Andrea Maspero, di 25 e 20 anni, ricordano così la loro vacanza nella grande capitale del martoriato Giappone.
«Siamo rientrati da poche ore - raccontano - e ci siamo resi conto quanto il livello di apprensione stia salendo anche a Tokio. Ma naturalmente è l'emergenza nucleare a spaventare. A questo nessun giapponese è veramente pronto. Cominciano a scarseggiare acqua e viveri. Si comincia a vivere in un clima surreale».
«Quando si è verificata la prima scossa - ricorda Andrea - noi eravamo al piano interrato di un grande negozio di elettronica nel grande quartiere di Shinjuku. Minuti interminabili in cui all'inizio i commessi sembravano imperturbabili. Poi la situazione è cambiata. Ci hanno fatto uscire, correre all'aperto sino a farci radunare tutti al centro di un grande incrocio. Tutti i palazzi oscillavano. Ma non c'erano danni. Poi la quiete. Ma qualche decina di minuti dopo, alla successiva forte scossa tutto si è fermato e tutti, all'esterno, hanno cominciato a guardare i grandi maxischermi dove si è capito cosa lo tsunami stava travolgendo».
Poi ancora la calma. «In camera tutto tremava. Al mattino siamo riusciti a metterci in contatto con mamma e papà. Nostro padre, pilota Alitalia, era a Roma mentre la mamma si trovava nella nostra casa di viale Madonna. Ci è stato subito detto di fare rientro al più presto. Poi grandi problemi con le linee telefoniche. Solo internet ha sempre funzionato».
«Quando lunedì siamo riusciti a organizzare il rientro - raccontano - in aeroporto abbiamo visto su un grande schermo la terza esplosione al reattore nucleare. Abbiamo visto gente che spendeva follie per  un taxi o per trovare un biglietto aereo. Si avvertiva che la situazione si stava facendo di ora in ora più compromessa. Ma il quadro vero della situazione abbiamo potuto comprenderlo solo dopo tornati a Cantù. Non potevamo capire sino in fondo quanto mamma e papà avessero ragione nel dirci di rientrare appena possibile».

m.butti

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