Martedì 22 Marzo 2011

Come Boldini inventò
la donna da copertina

di Barbara Faverio

Pizzi e svolazzi, tessuti preziosi e toilette da gran sera. Impossibile pensare alle Belle Époque senza visualizzare un'immagine di eleganza e ricchezza, quello stile inconfondibile che ha coniato l'idea stessa della dama che trionfa in società. Questa dominanza della moda è uno dei caratteri che emergono con maggior forza anche dalla mostra che si apre sabato a Villa Olmo a Como, ma non è un dato da museo, immortalato e fossilizzato nelle pennellate di Boldini & C. Molte delle suggestioni che in quell'epoca presero forma conservano tutta la loro freschezza, e si possono ritrovare nelle collezioni che in queste stagioni sfilano sulle passerelle. Un aspetto, quello della moda e l'abbigliamento, che riveste una grande importanza anche nell'inserto che il nostro giornale ha dedicato alla mostra, e che sarà in edicola il 24 marzo con il quotidiano. Un fascicolo di 48 pagine a colori, ideato e curato dall'art director Antonella Corengia, che approfondisce tutti gli aspetti, e non solo quello artistico, della Belle Époque: la letteratura e la società, il pensiero e il ruolo della donna, l'economia e, appunto, la moda. Ogni approfondimento reca la firma di un esperto autorevole, da Flavio Caroli a Giuseppe Scaraffia, da Valeria Palumbo a Mario Conetti ad Alfredo Canavero e Dominique Morel, da Elena Di Raddo a Carla Di Martino, fino a Gabriella Pescucci, grande costumista per il cinema e premio Oscar nel 1994 per "L'età dell'innocenza" di Martin Scorsese: è lei, grande esperta di moda nelle varie epoche, a raccontarci quello stile inconfondibile che per molti tratti è giunto fino a noi.

v.fisogni

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