Giovedì 24 Marzo 2011

Il modello Marzotto a Como
ha cambiato i conti della Ratti

GUANZATE Il fatturato "tiene" - 70 milioni (+2%) - ma soprattutto alla Ratti i conti iniziano a tornare leggendo il primo bilancio dell'"era Marzotto" dell'azienda tessile di Guanzate. Il 2010 si è chiuso ancora in rosso, per 1,2 milioni di euro, ma ben lontano dagli 8,2 milioni di perdita dell'esercizio precedente. Prima volta in dieci anni, Ratti raggiunge però il pareggio operativo (+0,2 milioni). Nel 2009 era -6,8 milioni a significare che la cura d'urto messa in campo dell'amministratore delegato Sergio Tamborini per recuperare redditività è quella giusta a fronte di un fatturato sostanzialmente in linea con quello del 2009. L'indebitamento finanziario è di 6,1 milioni, dieci milioni in meno del 2009.
Insomma, anche se ancora non c'è traccia di dividendi, i soci al termine dell'assemblea convocata il 30 aprile per l'approvazione del bilancio 2010, probabilmente torneranno a casa più ottimisti difronte ai conti approvati ieri dal Consiglio di amministrazione.
E il 2011? Le premesse sono buone. La raccolta ordini, per ammissione dello stesso Tamborini, è «consistente», ma lasciarsi andare a facili entusiasmi è prematuro. «Il mercato è tutt'altro che stabile - avverte il manager che non riesce comunque a nascondere la soddisfazione per il lavoro fatto fino ma a questo momento - I consumatori cominceranno a fare i conti con i primi rincari dei vestiti a causa dell'incremento dei prezzi delle materie prime. Vedremo come si comporterà». Attenzione puntata poi sul Giappone e gli e effetti ancora tutti da capire del devastante terremoto. «Le ricadute saranno da valutare nei prossimi mesi tenendo conto che nel segmento del luxury good il mercato giapponese rappresenta l'11%, quota che arriva anche al 22% per alcuni nostri clienti».
In fase di completamento la fase di riorganizzazione per recuperare efficienza e produttività anche attraverso una sempre maggiore integrazione nelle logiche di gruppo. Per ora restano confermati i 60 esuberi che ancora sono scritti sul piano di ristrutturazione avviato nel 2009 che si concluderà nel 2013, bisognerà vedere gli effetti sull'occupazione degli investimenti fatti sia sul rinnovo delle macchine (nel settore stampa in particolare) sia negli uffici con nuovi sistemi di controllo di gestione. «La saturazione degli impianti deve essere garantita dai volumi, una regola da cui non si scappa - precisa Tamborini - Sarà il mercato a darci le indicazione. In questo momento è un discorso prematuro». Occorre ricordare che Ratti nel dicembre scorso ha chiesto e ottenuto un altro anno di cassa integrazione straordinaria (scadrà il 7 febbraio 2012) per la quasi totalità dei dipendenti, 477 su 548. Contemporaneamente Tamborini e i sindacati hanno firmato un contratto sulla flessibilità che permette il lavoro il sabato e gli straordinari con preavvisi brevi. «Cassa integrazione e flessibilità si integrano proprio perché il mercato è talmente imprevedibile che non permette di programmare su tempi lunghi». Da registrare il ripensamento sulla chiusura della stamperia in Romania, decisa nei tempi più bui della crisi. «Perchè chiudere una fabbrica quando c'è? L'attività di stampa in Romania è molto particolare non va certo ad interferire in termini di numeri e di qualità su quello che viene prodotto a Guanzate». L'incontro, nell'ultimo anni in particolare, con il mondo del fast fashion, sembra aver rafforzato in Ratti la convinzione che rimarrà un business marginale. «Ci serve a far lavorare a tempo pieno alcune rotative, ma la nostra naturale vocazione resta quella del lusso, dei clienti di alto livello» precisa Tamborini. Nessuna commistione, a partire dalle persone che se ne occupano. Come dire: creatività e business, alto e basso possono convivere benissimo sotto lo stesso tetto. Basta trovare la ricetta giusta.
Elvira Conca

a.savini

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