Domenica 27 Marzo 2011

Faloppio: muore in attesa
di un risarcimento

FALOPPIO È morta senza riavere i suoi soldi e chissà se gli eredi li rivedranno mai. Nel 2006 Elisabetta Robustelli Test fu vittima del furto di una raccomandata contenente un assegno da cinquecento euro: colpevole il postino Maurizio Sorrenti, di Settimo Milanese, che nel giro di poche settimane sottrasse quasi cinquanta chili di corrispondenza ai residenti del paese.
È passato del tempo, e la giustizia ha seguito il suo corso: le responsabilità di Sorrenti sono state acclarate nel 2008 in sede penale, con una sentenza di patteggiamento per peculato continuato e falso; di qualche mese fa è invece la sentenza della Corte dei conti che condanna il portalettere a risarcire con cinquemila euro Poste italiane spa per danno d'immagine.
La figlia della pensionata derubata, Margherita, è però all'oscuro di tutto ciò: nessuno le ha fatto sapere delle condanne, e del risarcimento, neanche parlarne. «Nessuno ci ha fatto sapere niente - dice la donna -. Mia madre si presentò al processo penale come parte lesa nel 2007: ricordo bene che all'epoca delle prime udienze Sorrenti risultava ancora dipendente delle Poste».
Poi Elisabetta si è ammalata: «È morta sei mesi fa - continua la figlia - senza riavere i suoi soldi, e senza sapere nulla dell'esito del processo. Mi chiedo se Sorrenti è ancora in servizio, e chi ci risarcirà per il furto subito da mia madre». Forse la condanna non è ancora passata in giudicato, forse il patteggiamento con il Pm non ha contemplato il risarcimento alla derubata, che certo non poteva aprire una causa civile per recuperare 500 euro. Di sicuro, né l'imputato, né le Poste l'hanno mai indennizzata.
La disavventura della pensionata nasce alla fine del 2005, quando i residenti di Gaggino scrivono al sindaco Marcello Donadini e alla direzione di Poste italiane lamentando continui ritardi nella consegna della corrispondenza. Elisabetta Robustelli Test, in attesa di una raccomandata con l'assegno, si reca all'ufficio postale dove sostengono che la missiva è già stata recapitata, con tanto di firma sulla ricevuta.
Del caso si interessano i carabinieri di Como e Gaggino, che a Settimo Milanese, a casa di Sorrenti, trovano, nascosti in garage, quasi cinquanta chilogrammi di posta mai consegnata. Pochi mesi dopo parte il processo. Nel corso della prima udienza, Sorrenti cerca di giustificarsi così: «Quelle lettere e quei pacchi? Li conservavo in attesa di correggere gli indirizzi sbagliati e trovare i destinatari». A fine anno, il capo d'imputazione passa da furto aggravato e continuato a peculato: il processo, scaturito dalla denuncia della Robustelli Test che si è vista sottrarre la propria pensione svizzera, riparte da zero.
La condotta illecita dell'imputato viene infine accertata in sede penale il 23 maggio 2008 con una sentenza di patteggiamento: il Gip del Tribunale di Como condanna Sorrenti. Il procedimento penale lascia però una questione in sospeso: chi, e quando, deve risarcire la donna o i suoi eredi?
Come conferma la figlia, la domanda resta senza risposta. E non viene sciolta neppure dall'ultima sentenza riguardante Sorrenti emessa dalla Corte dei conti che, in data 28 aprile 2010, condanna il postino a risarcire con 5.500 euro la società Poste italiane spa, la cui immagine sarebbe stata danneggiata dalla figuraccia. Insomma, è paradossale, ma per le Poste il furto è stato un affare: non hanno rimborsato i 500 euro e hanno ottenuto un indennizzo di 5500. A rimetterci, ad oggi, restano solo gli eredi della donna che per prima ha denunciato la condotta di Sorrenti. «Ci piacerebbe andare fino in fondo - conclude Margherita Del Fatti - e devolvere quella somma in beneficenza, in memoria di mia madre».

f.angelini

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