Domenica 27 Marzo 2011

Due su tre non hanno figli
Così i comaschi spariscono

COMO - Crescita zero, inverno demografico, popolazione sempre più vecchia, economia in crisi per mancanza di acquirenti (nuovi nati che crescono), pochi matrimoni, troppe convivenze, figli troppo tardi. Di questo passo Como (e non solo Como) rischia l'estinzione. Se si prende alla lettera il messaggio delle famiglie numerose, lanciato ieri a un convegno al teatro Lucernetta, c'è di che cadere nello sconforto. E viene da invocare «Aiuto!» se ci si affida a un video internazionale, proiettato sempre ieri, in cui si spiega come il calo demografico stia portando il mondo al declino. Però, essendo ottimisti, si può ancora fare qualcosa per cambiare la sorte del pianeta e pure di Como, come hanno spiegato i due relatori, il preside della facoltà di Sociologia della Cattolica, Mauro Magatti, e la moglie Chiara Giaccardi, che detto per inciso di figli ne hanno sei (cinque naturali e uno in affido). I numeri però sono spietati: il tasso di natalità nel Nord Italia risulta essere inferiore all'1% contro la media europea pari a 1.38%. Il limite minimo per la sopravvivenza della specie, in base agli studi presentati, si assesta sul 2.8%. Nel territorio comasco sei famiglie su dieci non hanno figli. Uno su quattro ha invece un figlio e soltanto una su cento ne ha quattro. I presenti all'incontro di ieri fanno parte proprio di quell'1 %. C'è la moglie del medico di Tavernerio, Cosimo Prete, che di figli ne ha otto. «Come ho fatto? Non lo so neanche io. Sono arrivati». E c'è la mamma biondissima e con gli occhi azzurri, faccino da ragazzina, che di figli ne ha quattro, biondi come lei. «Lavoravo a Milano in campo pubblicitario - racconta Micol Berardi (nella foto tonda con tutta la famiglia) - al terzo figlio ho deciso di licenziarmi di comune accordo con mio marito. Se non ci fosse stato accordo completo, non avrei mai potuto fare questa scelta». Il marito, Andrea Colombo, fa l'impiegato. I loro bambini hanno 9, 7, 6 e 3 anni. Vivono a Lambrugo. Difficile mantenerli? «I soldi non sono importanti - risponde lui - lo sono di più le aspettative. Se io mi sento appagato da una passeggiata in montagna, praticamente a costo zero, allora non ho bisogno di portare i figli a New York». «E poi - aggiunge Micol - noi facciamo parte di questa rete di famiglie numerose che a Como sono 120, e ci si aiuta. Ognuno mette a disposizione quello che ha: il tempo, gli abiti dismessi, un appartamento... In questo modo si sperimenta la Provvidenza». Micol si occupa dei bambini durante il giorno, portandoli a scuola, all'asilo e alle varie attività. Il marito entra in gioco la sera («Era lui che stava sveglio di notte, a curarli») e sabato e domenica a tempo pieno.
Famiglie come i Colombo a Como ce ne sono poche. Secondo Magatti, che ha analizzato i dati del Comune, nel 71 c'erano 5.504  nuclei con un componente e 10.750 con 4 o 5 componenti. Nel 2008, sui 37mila abitanti, la situazione era ribaltata: 13.560 con un unico componente. E le famiglie con quattro o più persone sono 6.200. Il resto hanno tre componenti. Sara Della Cristina, laureata, ora mamma a tempo pieno, ha due maschi e due femmine. Età: tra i 4 e gli 11 anni. Vive con il marito Sergio Besseghini, infermiere professionale, a Oltrona San Mamette: «Sono doni e così li prendiamo. Io vengo da una famiglia numerosa e ho trovato la persona giusta, oltre che straordinaria». Chi ha tanti figli dice sempre la stessa cosa:più si è, meglio è. Come i moschettieri. Tutti per uno e uno per tutti.
Anna Savini

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