Domenica 03 Aprile 2011

Cantù, «Io fuggito dal terremoto
chiedo aiuto per i giapponesi»

CANTU' «Vorrei tanto che l'Italia non si dimenticasse del Giappone. E' un popolo meraviglioso, che sa essere estremamente solidale. Dobbiamo a loro altrettanta attenzione. Per questo chiedo a tutti di inviare fondi. Per aiutare i giapponesi a risollevarsi da una situazione difficilissima». Roberto Montorfano - 42 anni, professione sommelier, nato e cresciuto a Cantù - è tornato in questi giorni da Yokohama, città dell'hinterland di Tokyo. Dove per quattro anni, fino al 19 marzo, ha vissuto con sua moglie, Michiyo Watanabe, e le sue figlie Monica ed Elena, due bimbe di 6 e 4 anni. Il pericolo nucleare per l'incidente alla centrale di Fukushima ha messo in allarme tutti loro. Sono rientrati in Italia non appena possibile. Soprattutto per salvaguardare la salute delle piccole. «La situazione è così delicata che non sappiamo ancora se e quando tornare a Yokohama - prosegue il sommelier - non è per niente chiara la questione delle radiazioni. Abbiamo riempito in fretta una valigia con qualche vestito e abbiamo deciso di fuggire».
«Mi è dispiaciuto lasciare il Giappone - racconta Montorfano - come straniero, non è stato difficile integrarsi. Prima di andarmene, lavoravo per un ristorante di Tokyo. L'incidente nucleare ha cambiato le nostre vite. Abbiamo lasciato anche le nostre occupazioni». Impossibile dimenticare i momenti del sisma. «L'11 marzo, quando si è registrata la prima, devastante scossa, verso le 14.45, ero in centro a Tokyo. Dentro a un palazzo, al piano terra. Sono uscito. Tutti i palazzi attorno barcollavano. C'era un taxi fermo, in mezzo alla strada. Si muoveva così tanto sulle sospensioni che pensavo si ribaltasse. Tutto si è svolto in un'incredibile calma. La gente guardava. Aspettava. Con la rete dei cellulari fuori uso, mi sono messo in coda per chiamare mia moglie da un telefono pubblico, per sapere come stessero lei e le bimbe. Sono riuscito a mettermi in contatto con loro dopo diverse ore. E a salire su un treno soltanto il mattino dopo, alle 7». L'incubo è continuato anche nei giorni successivi. «Nella nostra casa al quattordicesimo piano, per tutto il sabato e per tutta la domenica, abbiamo avvertito le scosse dello sciame sismico. Poi è arrivato l'allarme nucleare. Alla televisione, i gestori dell'impianto di Fukushima sembravano minimizzare. Ma dall'ambasciata italiana arrivavano e-mail preoccupanti. Per il bene delle bimbe, abbiamo deciso di fuggire».
Montorfano racconta la sua storia per sensibilizzare i comaschi a offrire solidarietà. «I giapponesi, con noi e con le nostre bambine, si sono mostrati preoccupati e premurosi. Dall'Italia le donazioni devono continuare».
Appello che può essere accolto aderendo alle iniziative di solidarietà portate avanti dalla comunità pastorale di San Vincenzo e dalla Caritas. Per donare espressamente fondi per il Giappone, è possibile presentarsi nella segreteria della comunità, in corso Unità d'Italia, nella canonica a fianco della chiesa di San Michele. La segreteria è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 11.30 e dalle 17 alle 19 (il telefono è 031.714669). Per sostenere gli interventi d'emergenza della Caritas, si può donare con la carta di credito – in transazione sicura – dal sito Internet www.caritas.it. E' possibile utilizzare il conto corrente postale 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus. Il conto corrente bancario presso l'agenzia 1 di Milano del Credito Artigiano, intestato a Caritas Ambrosiana Onlus (il codice Iban è IT16 P 03512 01602 000000000578). Con carta di credito, c'è l'opzione della donazione telefonica, al numero 02.76037324 (dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30, il venerdì solo la mattina). La causale è «Terremoto Giappone 2011». L'offerta è fiscalmente detraibile.

r.foglia

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