Domenica 17 Aprile 2011

'Ndrangheta, primi 40 anni di pena
Tra un mese processo al via a Como

COMO «Stai zitto, Mimmo... mannaggia... ah... zitto... zitto... zitto... hai capito? va bene». Fosse stato zitto, Domenico Petrocca, residente a Longone al Segrino, forse non avrebbe dovuto scegliere di patteggiare un anno e otto mesi di carcere. Tutto sommato una pena "mite", e comunque la più bassa tra quelle concordate tra una dozzina di imputati finiti sotto inchiesta nell'ambito dell'operazione antimafia "Infinito" e che, nei giorni scorsi, hanno definito la loro posizione con la giustizia. Una quarantina di anni di carcere complessivi per una serie di "reati" minori, legati soprattutto alle armi e alla droga, ma con l'esclusione dell'aggravante di aver agevolato un'organizzazione mafiosa. Domenico Petrocca, in particolare, doveva rispondere di un episodio che lo ha visto protagonista assieme al fratelloAurelio, quest'ultimo - invece - arrestato nel blitz della Dda di Milano dell'estate dello scorso anno anche con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.
L'episodio risale all'8 gennaio dello scorso anno quando «Mimmo» si presenta ai carabinieri di Asso per denunciare un furto commesso presso la sua abitazione il 30 dicembre precedente. Secondo l'accusa quella sarebbe stata l'occasione per i due fratelli di «simulare il furto di tre pistole regolarmente detenute» da Domenico. Da qui l'accusa di calunnia e «di detenzione illegale di armi da vendere nel mercato clandestino o da utilizzare o far utilizzare a terzi liberamente, allontanando da sé ogni sospetto». Accusa sostenuta anche sulla base di alcune intercettazioni telefoniche, ascoltate dai carabinieri, tra le quali una in cui Aurelio Petrocca intimava al fratello di stare attento a ciò che diceva al telefono, dopo che lo stesso aveva detto (riferendosi - secondo agli inquirenti - alle pistole già teoricamente rubate): «Non andare nel fuocone... non andare perché come le ho sistemate... possono cadere…».
Patteggiamento della pena anche per altri 11 imputati: 4 anni e 4 mesi a Rojas Cuenca, 4 anni a Massimo Cursaro, 3 anni e 10 mesi a Giuseppe Pudia, 3 anni e mezzo a Domenico Catanzariti e a Ilario Salvo Albanese, 3 anni a Renato Martino, Rojas Sarango, Saverio e Giuseppe Cappello, 2 anni e 8 mesi a Michele De Gregorio, 2 anni a Ignazio Morrone.
Intanto è stato fissato per il 17 maggio prossimo, in tribunale a Como, il processo a carico di altri due imputati: Aurelio Petrocca, limitatamente agli stessi reati per cui ha patteggiato il fratello, e Renato Martino. Hanno chiesto il rito abbreviato, invece, altri 6 imputati che si sarebbero dovuti presentare davanti ai giudici di Como, ovvero Rocco Cristello, considerato affiliato alla locale (una sorta di cellula della 'ndrangheta) di Mariano Comense,Sergio Sestito, finito nei guai per l'arsenale scoperto nel novembre 2009 all'interno del maneggio "La Masseria" di Bregnano, Claudio Formica di Mariano Comense, Pasquale Varca, considerato a capo della locale di Erba, Maurizio Basile di Monguzzo ed Edmond Como, di Ponte Lambro.

a.savini

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