Mercoledì 27 Aprile 2011

Capossela tra le balene:
"Cerco l'epica della vita"

Per incontrare la stampa ha scelto l'Acquario civico di Milano, le nuove canzoni che risuonavano per i corridoi come colonna sonora per le vasche rigogliose di pesci. Si è fatto circondare da una flotta di balene di pezza imbottite, le stesse che poi hanno percorso le vie del centro per condurre il pubblico prima in Stazione Centrale, per presentare il disco, infine in uno spazio ove mostrare un video. È stato il suo giorno, insomma, il “Vinicio Capossela day”, tutto per presentare un disco pesante, come un cetaceo, Marinai, profeti e balene. Pesante perché è lungo (due cd, “come quando c'era il vinile”), perché è denso di suoni e di parole, una personale arca dove coabitano Melville e Omero, Achab e Ulisse, sirene, ciclopi, polipi, e strumenti come il theremin, le onde Martenot, la lira cretese, il toy piano. Oggi parte il tour che farà tappa anche a Chiasso, il 7 maggio nell'ambito di Chiassoletteraria al Cinema Teatro, per un evento unico: «Ci tenevo molto a questa occasione - conferma l'artista - anche perché è inserita in un festival che, quest'anno, è incentrato proprio sull'acqua. Sarà uno spettacolo diverso dagli altri, in un piccolo teatro c'è modo anche di parlare di più, di illustrare meglio le canzoni con un ritmo diverso».
Come si può definire questo nuovo lavoro?
È un disco che attinge al patrimonio collettivo, è epico, si rivolge alla nostra immaginazione navigando nel grande oceano di carta che è la letteratura. Ora posso scrivere canzoni meno personali e più narrative perché invecchiando si passa dalla lirica - quelle canzoni d'amore che si fanno da giovani - all'epica. Queste canzoni sono piene di enigmi, pongono domande e non sempre hanno risposte.
Centrale la figura di Ulisse...
Ma non solo. Sicuramente è un simbolo e mi piace sottolineare che ho dedicato l'opera a Bekim Fehmiu, l'Ulisse televisivo, quello dei nostri ricordi, che si è tolto la vita l'anno scorso e che affermava che la guerra nei Balcani, che lo aveva lasciato senza patria, era come la guerra di Troia.
È stato trasportato un pianoforte antico in cima al Castello Aragonese di Ischia, giustamente nelle note si legge che è un'impresa degna di Fitzcarraldo. C'è una vena di follia nel viaggio?
Se è follia rompere i legami consolidati alla ricerca dell'ignoto allora tutti siamo folli quando incominciamo una nuova vita.
È stato concepito come una ciclo di canzoni ben definito? Com'è stata la genesi dei brani?
Premetto che io trascorro molto tempo senza scrivere, ma che quando mi impegno lavoro su una decina di pezzi contemporaneamente, così è più facile che ruotino attorno a uno stesso concetto. In questo caso, poi, mi piace molto anche la veste grafica, come un piccolo breviario, un oggetto pensato per chi ritiene che un disco sia ancora qualcosa da poter toccare: il cartone, la carta, le immagini, non solo un'asettica raccolta di files.
Alessio Brunialti

c.colmegna

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