Giovedì 05 Maggio 2011

Carlo Castagna: "Mi auguro
il pentimento di Rosa e Olindo"

ERBA «La giustizia umana ha fatto il suo corso, è stato raggiunto il traguardo in cui io e i miei figli credevamo. Per quanto riguarda invece la giustizia ultraterrena, sono sempre stato sereno: Paola, Raffaella, il piccolo Youssef e la signora Valeria, sin dalla prima sera sono nel "massimo splendore", fra le anime belle vicino al Signore: a loro modo credo che si possano definire martiri per quello che hanno subito».
E' fisicamente stanco per le ultime intense giornate vissute a Roma ma è un Carlo Castagna molto sereno quello che abbiamo sentito ieri, nella sua abitazione a Erba. «Stamattina ho avuto la tentazione di stare a letto qualche minuto in più - ci ha confessato - ma poi mi sono detto che se avessi trovato la forza di uscire sarei stato meglio, e sono andato a Messa».
Ha mai temuto che la Cassazione potesse non confermare i primi due gradi di giudizio?
«Onestamente no. Per me giustizia era già stata fatta a Como, serviva solo che Milano e Roma confermassero ciò che era chiaramente emerso nel primo processo. Ciò che mi ha infastidito sono stati i dubbi che gli avvocati della difesa hanno sollevato nella loro arringa sul fatto che gli inquirenti non avessero approfondito la pista d'indagine su mio figlio Pietro. Francamente, potevano risparmiarsela: certi sospetti ci hanno ferito».
I recenti dubbi di Azouz sulla colpevolezza dei coniugi Romano l'hanno sorpresa?
«Non mi hanno dato fastidio, penso solo che facciano parte di una sorta di regia occulta ma non ho alcuna intenzione di entrare in polemica con nessuno, men che meno con Azouz. L'ho visto solo a Roma, sono andato a salutarlo e a stringergli la mano: per quanto accaduto, nei suoi confronti mi sento una sorta di suocero mancato ma lui altrettanto non ha adempiuto ai suoi doveri di genero».
Un pensiero per Rosa e Olindo le è venuto al momento in cui i giudici della Cassazione hanno confermato gli ergastoli?
«Certamente. Io mi auguro che ora tornino a essere "normali" e a riprendere quel cammino di pentimento che avevano intrapreso nei primi mesi del 2007, dopo il loro arresto. Con il supporto spirituale del cappellano del carcere Bassone di Como, avevano imboccato una strada che poi avevano smarrito seguendo consigli che però non li hanno portati lontano. Spero si pentano».
Guglielmo De Vita

m.butti

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