Sabato 14 Maggio 2011

Menaggio: no definitivo
alle 12 villette nel bosco

MENAGGIO Definitivo disco rosso per dodici villette che la società Club I Cottages srl, titolare del grandioso e discusso progetto edilizio di Nanch, intendeva costruire su un'appetibile area boscata di 5.500 metri quadrati denominata Poggio del Nanch. Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello contro la comunità montana (all'epoca Alpi Lepontine e ora, in seguito all'accorpamento, Valli del Lario e del Ceresio) e, più in particolare, contro l'architetto Luca Leoni, responsabile del servizio territorio e pianificazione dell'ente, al quale la società costruttrice chiedeva addirittura ben 5 milioni di risarcimento danni. Lo stesso funzionario aveva negato l'autorizzazione paesaggistica per la realizzazione delle dodici villette, che dovevano rappresentare la classica ciliegina nell'ambito del Menaggio Country Club, il grandioso progetto immobiliare che prevede 37mila metri cubi di edificazione su dodici ettari di collina. Un “no” all'edificazione motivato dalla necessità di mantenere il collegamento boschivo fra la zona verde sopra le costruzioni e la valle del Senagra. Nel ricorso già respinto dal Tar, la società “Club I Cottages” sosteneva la presunta incompetenza in materia da parte della comunità montana, lamentando inoltre difetti di motivazione e la violazione del piano territoriale della Regione. «Le funzioni amministrative per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica spettano, in base alla legge regionale 12/2005, alle comunità montane - conferma la sentenza del Consiglio di Stato - . Poco importa se la parte di bosco da sacrificare sarebbe stata limitata. La continuità ecologico - percettiva con la vasta area protetta della Val Sanagra era già stata sottolineata dall'ente Provincia, che aveva approvato il progetto subordinandolo a un'autorizzazione paesaggistica «per evitare un possibile impatto negativo ecosistemico ed estetico-visuale». Il diniego della comunità montana - proseguono i giudici - non vieta di collocare l'intervento in aree circostanti e tale possibilità rappresenta un legittimo bilanciamento fra l'interesse privato imprenditoriale e l'interesse pubblico alla tutela del bosco». Appello respinto in toto, dunque, e condanna della società costruttrice al pagamento delle spese legali. «Ritengo questa sentenza di estrema importanza per il riconoscimento di competenza alle comunità montana - commenta l'avvocato Elia Di Matteo, che ha difeso l'ente comunitario - . Si tratta di enti sempre più bistrattati e a rischio di soppressione, che in territori come quello fra Lario e Ceresio hanno tuttavia piena ragione di esistere». Nel caso specifico, nonostante l'avvicendarsi di tre presidenti e l'accorpamento fra l'ente comunitario Alpi Lepontine e quello altolariano, c'è stata la massima coerenza istituzionale e la correttezza dell'operato della commissione paesaggio e dell'architetto Leoni, alla fine, è emersa senza alcun dubbio.

f.angelini

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