I tifosi celebrano la Bennet:
"Adesso l'Eurolega"

Cantù: «I migliori anni della nostra vita» di Renato Zero è la colonna sonora che risuona nel momento in cui le transenne si trasformano in un optional e il popolo del palazzetto tracima sul campo per abbracciare i protagonisti di una stagione meravigliosa

CANTU' «I migliori anni della nostra vita» di Renato Zero è la colonna sonora che risuona nel momento in cui le transenne si trasformano in un optional e il popolo del Pianella tracima sul campo per abbracciare i protagonisti di una stagione meravigliosa. Quella di maredì sarebbe stata la serata di gara-6 della finale scudetto, e forse la Bennet se la sarebbe meritata. C'è un mix di emozione e commozione sul parquet, lì dove sfilano gli interpreti principali, e in gradinata dove sono almeno 2.000 i fan che non si sono voluti perdere neppure questo appuntamento.
Eurolega è la parola più gettonata. La introduce lo speaker e altro che fremito tra gli spettatori. E' un'autentica ovazione. Ne accenna Vlado Micov che l'ha assaggiata l'edizione scorsa in Spagna, a Vitoria: «sarà durissima, ma garantisco che proveremo eccome a qualificarci». Ma pure Maarty Leunen che invece non l'ha ancora vista neppure di striscio: «è un grande onore ritrovarsi tra le migliori squadre d'Europa e faremo l'impossibile per dimostrarci all'altezza della situazione». E pure Andrea Trinchieri si sofferma: «Era un sogno e sarà uno sforzo immane». Poi, rivolto al pubblico: «dai che facciamo 3.500 abbonamenti l'anno prossimo».
Ma ci sarebbe pure una recentissima finale scudetto da santificare. E così, alla spicciolata, ecco Miki Mian: «per me è stata la prima volta e l'ho vissuta con l'emozione di un ragazzino»; Denis Marconato, alla sua terza finale tricolore consecutiva con tre squadre diverse: «la più bella di tutte, questa con Cantù, perché mai era accaduto che un'avversaria “rischiasse” di non far vincere Siena. C'era il fallo sull'ultimo tiro? C'era un po' di tutto…»; Mike Green: «grandissima annata, strepitosa finale».
Standing ovation al momento della chiamata del nome di Nicolas Mazzarino e cori a sublimare l'atmosfera («qui è sempre tutto così speciale» sintetizzava esattamente il clima del palazzetto Ben Ortner). «Un anno perfetto, o quasi - il pensiero del capitano, apparso commosso -. Unico, fantastico. Garantisco che torneremo con ancora più trasporto. E c'è già la voglia di giocare un'altra finale. Per vincerla». Anche il coach viene accolto con il tutti in piedi. «Il nostro viaggio prosegue insieme a tutta questa gente - la sintesi del Trinka -. Intanto è stato esaltante e l'abbiamo percorso con un gruppo di giocatori raro. Direi speciale. Continuate a ripeterci “orgogliosi di voi”, ma io sono ancora incazzato, altro che storie…». E allora ecco echeggiare «Vinceremo, vinceremo il tricolor».
A chiudere, l'esperienza di Bruno Arrigoni, diventato ormai patrimonio acquisito se non proprio dall'Unesco, quantomeno dal basket internazionale: «Il nostro segreto - la sua confessione - è la grande coesione umana e tecnica e un ambiente come questo canturino tagliato su misura per far diventare più bravi i giocatori. Dopo lo splendido campionato di un anno fa era difficile pensare di fare meglio, eppure ci siamo riusciti. Il futuro? Dovremo consolidare il consolidamento. Intanto abbiamo imparato che in regular season non bisogna arrivare quarti né ottavi”…».
Discreti come loro abitudine, i proprietari hanno lasciato che il microfono non li coinvolgesse, eppure non è passato inosservato il coro “Cremascoli olè” intonato per la prima volta dal loro ingresso in società. E' la riconoscenza che sa di gratitudine.
<+G_FIRMA>Fabio Cavagna

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